Francesco è un Papa molto scomodo per la Curia romana. In quasi cinque anni di pontificato, infatti, sono state tantissime le micce accese da Bergoglio che hanno provocato altrettante esplosioni all’interno di una “corte” assai “corrotta”, come l’ha definita lo stesso Pontefice. Le storiche parole di Francesco sul fine vita, infatti, sono solo l’ultima delle tante aperture di un Papa destinato, con queste sue nuove affermazioni, ad accrescere la schiera già ben folta dei suoi nemici all’interno del Vaticano. Gay, migranti, corruzione, Ior sono solo i principali temi delle dichiarazioni di Francesco più avversate nella Santa Sede.

Gay – In principio fu la sua apertura verso gli omosessuali a far stracciare le vesti a più di qualche porporato e vescovo: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?”. Più volte, infatti, il Papa ci ha tenuto a sottolineare l’abissale differenza che esiste tra l’omosessualità e le lobby gay. Queste ultime presenti anche in Vaticano, come egli stesso ha denunciato. Precisando, inoltre, con estrema chiarezza che “il problema non è avere questa tendenza, no, dobbiamo essere fratelli. Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me”.

Migranti – Così come abbastanza urticanti per la Curia romana sono stati i numerosi appelli, sempre accompagnati da gesti concreti, ad accogliere i profughi. Fino all’invito, largamente disatteso dalle gerarchie ecclesiastiche, a ospitare almeno una famiglia di migranti in ogni parrocchia e santuario d’Europa. Un appello che se da un lato ha visto il Papa accogliere in Vaticano alcuni profughi, non ha trovato nessun seguito nei tanti cardinali e vescovi della Curia romana che “vivono da faraoni”, come ha denunciato lo stesso Francesco, in mega appartamenti e attici di lusso.

Corruzione – Bergoglio non si è, però, fermato qui e ha fin da subito puntato il dito contro la corruzione, le tangenti, le raccomandazioni che esistono anche in Vaticano. “La corruzione – ha affermato più volte il Papa – è qualcosa che ci entra dentro. È come lo zucchero: è dolce, ci piace, è facile, e poi? Finiamo male! Facciamo una brutta fine! Con tanto zucchero facile, finiamo diabetici e anche il nostro Paese diventa diabetico! Ogni volta che accettiamo una ‘bustarella’, una tangente, e ce la mettiamo in tasca distruggiamo il nostro cuore, distruggiamo la nostra personalità e distruggiamo la nostra patria. Per favore, non prendete gusto a questo ‘zucchero’ che si chiama corruzione”. Senza omettere, però, che “in tutte le istituzioni, compreso il Vaticano, ci sono casi di corruzione”. Anche queste parole risultarono subito a dir poco indigeste per la Curia romana.

Ior – Così come al Papa ha suscitato non pochi nemici interni prima il dibattito se fosse opportuno continuare a tenere aperto l’Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, dopo decenni di scandali per il riciclaggio di denaro. E poi, una volta deciso di tenerlo aperto e riformarlo in modo radicale, la chiusura di migliaia di conti all’interno dei quali transitavano soldi sporchi appartenenti perfino alla mafia. Su tutto questo ciò che ha irritato e aumentato notevolmente i nemici di Francesco è certamente il suo stile pauperista. Dopo lo sfarzoso e rinascimentale guardaroba papale rispolverato sotto il pontificato di Benedetto XVI, infatti, Bergoglio ha preferito vivere in un bilocale di 70 metri quadrati a Casa Santa Marta. Ma non solo. Il suo stile sobrio, ieri da cardinale e oggi da Papa, ha messo in seria difficoltà molti porporati e vescovi della Curia romana amanti del lusso più sfrenato. Anelli e croci pettorali d’oro massiccio sono subito stati chiusi nei cassetti con la speranza di poter essere di nuovo indossati. Proprio diagnosticando ben 15 patologie della Curia romana, Francesco ha stigmatizzato anche “la malattia dell’accumulare: quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realtà, nulla di materiale potremo portare con noi, perché ‘il sudario non ha tasche’ e tutti i nostri tesori terreni, anche se sono regali, non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo”.

Per il Papa, infatti, “l’accumulo appesantisce solamente e rallenta il cammino inesorabilmente! E penso a un aneddoto: un tempo, i gesuiti spagnoli descrivevano la Compagnia di Gesù come la cavalleria leggera della Chiesa. Ricordo il trasloco di un giovane gesuita che, mentre caricava su di un camion i suoi tanti averi: bagagli, libri, oggetti e regali, si sentì dire, con un saggio sorriso, da un vecchio gesuita che lo stava a osservare: ‘Questa sarebbe la cavalleria leggera della Chiesa?’. I nostri traslochi – concluse il Papa – sono un segno di questa malattia”. Con un riferimento implicito anche al trasloco di lusso che il cardinale Tarcisio Bertone aveva da poco effettuato nel suo mega attico a due passi dalla residenza di Francesco. Un monito, anche quest’ultimo, che però non solo è rimasto lettera morta all’interno della Curia romana, ma ha creato al Papa ulteriori nemici.

Twitter: @FrancescoGrana