Conferma delle 10mila assunzioni e passo indietro sui livelli dei salari, che tornano a quanto promesso a giugno: Arcelor Mittal fa marcia indietro e il tavolo con i sindacati può partire. Dopo lo stop del 9 ottobre imposto dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, i nuovi proprietari dell’Ilva e i rappresentanti degli operai sono tornati a confrontarsi. L’accordo è tutto da definire, ma c’è una prima apertura per firmare l’accordo vincolante per la cessione del gruppo siderurgico.

Il management del colosso franco-indiano si è detto disponibile a mantenere “la vecchia struttura salariale” dei 10mila operai che confluiranno in Am Investco Italy, partecipata da Gruppo Marcegaglia e Banca Intesa. Addio all’azzeramento dell’anzianità e al taglio del contratto integrativo che avrebbero portato a una sforbiciata degli stipendi attorno al 20-30 per cento. La trattativa, quindi, si sposa ora innanzitutto sul numero delle assunzioni e quindi dei 4mila esuberi attualmente previsti: “Diecimila è il livello minimo garantito”, ha spiegato Calenda al termine del tavolo che tornerà a riunirsi il 9 e il 14 novembre.

Il primo incontro sarà dedicato al piano industriale, il secondo a quello ambientale. “Sarò contento quando la trattativa si chiude, incomincia la copertura dei parchi – ha aggiunto il ministro – e svoltiamo questa storia che per l’Italia e i tarantini è stata penosa da tanti anni. Presuppongo che ci siano i presupposti per farlo”. E proprio sui parchi, ministero e Ilva in amministrazione straordinaria starebbero valutando la possibilità di velocizzare i tempi per la copertura, attualmente prevista per il 2023. L’ipotesi è di anticipare sia i lavori sia l’investimento finanziario necessario che verrebbe anticipato dalle casse dell’Amministrazione straordinaria che poi si rivarrebbe su Am Investco. Negli scorsi giorni, attorno alle polveri stoccate nei parchi, Comune di Taranto e Regione Puglia avevano sollecitato interventi immediati per evitare che il vento spinga il minerale sul quartiere Tamburi.

I due enti avevano anche annunciato anche di voler impugnare il decreto del presidente del Consiglio sulla nuova Autorizzazione integrata ambientale. Ne era nato un botta e riposta proprio con il Mise. Ora Calenda annuncia che verrà convocato un secondo tavolo “istituzionale” e ha lanciato un “appello” affinché “venga ritirato il ricorso sul Dpcm”. Sul piatto, aggiunge, ci sono “5,3 miliardi di investimenti, praticamente una finanziaria“.