Con la popolazione che invecchia e l’industria che sprofonda, la Liguria è diventata la quinta regione in Italia per velocità di penetrazione della ’ndrangheta. In provincia di Imperia gli attentati a bar e magazzini non vengono più neppure denunciati, ma se è vero che la Direzione Regionale Antimafia e la Squadra Mobile di Genova sono riuscite a infliggere colpi durissimi alle cosche, allora è ingiusto dire che nel Ponente “la polizia dorme” .

Ne sa qualcosa l’ex-inviato di Striscia la notizia e delle Iene, Mario Molinari, che sabato notte a Vallecrosia (provincia di Imperia) all’una e quaranta del mattino ha sentito bussare tre volte alla camera dell’hotel in cui dormiva con la fidanzata, con la classica formula dei film d’azione “APRITE! POLIZIA!”. Nel pomeriggio di sabato Molinari, insieme a Giovanni Impastato, aveva proiettato proprio a Vallecrosia, Rolando, un padre contro la ‘ndrangheta, un documentario su Rolando Fazzari, l’unico imprenditore ligure che si sia apertamente ribellato alle cosche.

Tagliato fuori dagli schermi nazionali, dopo un’inchiesta sul petrolio Eni in Nigeria, Molinari ha ricominciato a raccontare storie e fatti per un blog, “NININ”, che in Liguria è diventato un punto di riferimento anche per la stampa nazionale. Il 30 novembre 2011 i vagonetti della funivia più vecchia d’Europa – quella che dal porto di Savona trasporta il carbone per 19 km sino a Cairo Montenotte – pendevano immobili dai cavi di acciaio dopo mesi di lavori per centinaia di milioni di euro spesi per rinnovare l’impianto.

Molinari inforca la moto, raggiunge una stazione di transito ed entra con la telecamera accesa. Dopo pochi secondi viene bloccato, identificato e denunciato “per aver violato il domicilio della Funivie Spa, che è una società partecipata dal pubblico, dall’Autorità Portuale”, racconta Molinari. Cinque anni dopo, nel 2016, riceve un decreto penale di condanna con 30 giorni di tempo per far ricorso. Molinari ricorre e dopo un anno e mezzo si vede recapitare un rinvio a giudizio per violazione dell’articolo 614 (violazione di domicilio, ndr) che prevede una pena pecuniaria di 3.750 euro, cifra equiparata a circa 40 giorni di detenzione.

Per chi si produce i propri film non è una multa da poco ma, in attesa del verdetto finale, Molinari continua a girare altre storie. Quella di Fazzari, accompagnata da una raccolta firme che in pochi giorni raggiunge le 18.000 adesioni, diventa un caso. Il 5 giugno, Giovanni Toti, il presidente della Regione Liguria, riceve Fazzari insieme a quattro assessori e gli promette il suo aiuto per evitare che vada in fallimento. Il 27 ottobre, quando l’azienda di Fazzari è ormai ferma da un anno, il Comune di Savona, con una mozione votata all’unanimità, fa proiettare il documentario e ribadisce il suo impegno per la legalità. Il giorno dopo Ninin sottolinea alcune ‘assenze eccellenti’ fra le autorità preposte all’ordine pubblico, che erano state invitate all’evento.

Poi nella notte di sabato due poliziotti hanno pensato bene di svegliare – tra mille scuse e imbarazzi – Molinari e la fidanzata, come si fa per i criminali, per recapitargli una convocazione di polizia per il giugno 2018. Riguarda la vecchia multa che Molinari si era “conquistato” nel 2011 cercando di girare con i suoi mezzi un’inchiesta sulle Funivie.

Quando Minniti parla dell’importanza della prevenzione nella lotta al terrorismo o alla criminalità organizzata, deve stare attento perché in Liguria c’è chi lo prende alla lettera, specie se si tratta di tener sotto pressione i giornalisti. La storia completa della vicenda di Rolando Fazzari è reperibile consultando nel sito “ www.casadellalegalità.onlus” il testo di Christian Abbondanza “La strada delle convergenze indicibili”.