Mesi fa avevo raccontato la vergognosa vicenda della discarica Tre Monti di Imola (Emilia Romagna), che non potendo ampliarsi in superficie, ha ottenuto l’autorizzazione a sopraelevarsi, accogliendo fino al 2020 rifiuti speciali, tra cui macerie da siti contaminati.

Purtroppo una storia simile è quella della discarica Cornacchia, nelle Marche: di proprietà del Comune di Maiolati Spontini (Ancona), gestita dalla Sogenus, a ridosso del centro abitato di Moie. La storia della discarica Cornacchia inizia nel 1987, quando viene creato il primo stralcio (circa 20 ettari grazie ai successivi stralci II e III alla data del 1999): vi finiscono rifiuti solidi urbani ma anche rifiuti speciali e pericolosi.

Riempiti i primi 20 ettari, nel 2005 si procede allegramente ad ampliare la discarica di altri 20 ettari da riempire principalmente con rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, tra cui molto amianto. Così la discarica arriva ad appena 1.000 m dalla frazione di Moie. Nel 2015 anche la seconda parte della discarica è ormai colma, e il Comune di Maiolati Spontini, proprietario della discarica chiede un ulteriore ampliamento di 15 ettari. Ma si arriverebbe a 800 metri dal centro abitato, in violazione della DACR 66/2013, normativa regionale che tutela la popolazione impedendo alle discariche di localizzarsi a meno di 2.000 m dal centro abitato.

Al mega-ampliamento si oppongono i confinanti Comuni di Castelbellino, Monte Roberto e Belvedere Ostrense, il “Comitato difesa diritti civici, legalità e beni comuni”, i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Maiolati Spontini e Jesi e i consiglieri regionali dello stesso Movimento.

Nel 2016 la Provincia di Ancona nega così l’autorizzazione all’ampliamento, perché si supererebbe il limite di distanza di sicurezza dai centri abitati. L’allargamento quindi non si può fare. Ma l’innalzamento! In una nota del Comitato per la difesa dei diritti civici, che riprende anche l’analisi curata dal M5S di Maiolati e Jesi, si legge: “A tutela della popolazione residente vicino ad impianti pericolosi ed inquinanti come le discariche, la legge prevede, oltre alla distanza minima di sicurezza dai centri abitati, che una discarica non possa essere ampliata più del 30%, comprese le modiche apportate nel corso degli anni, rispetto al progetto originario. Nel nostro caso siamo ampiamente al di fuori di questo margine, visto che la discarica aperta nel 1987 è stata ampliata ben oltre il 30 % nel 2005”.

Concludono sdegnati: “Evidentemente figli di un Dio minore, dobbiamo continuare a respirare ancora per anni le esalazioni della discarica; costi quel che costi”.

Il 22 febbraio 2016 con una nota congiunta l’Asur e l’Arpam informavano che nei Comuni di Maiolati e Castelbellino si registrano eccessi di ricoveri e mortalità per varie patologie tumorali e per questo consigliava di svolgere un’indagine su piccola area per verificare che tali problematiche non derivino proprio dalla vicinanza con la discarica e soprattutto raccomandava di usare la massima prudenza nel prevedere nuove pressioni ambientali su questo territorio.

Da allora non viene fatta nessuna ricerca epidemiologica, in compenso Provincia e Regione autorizzano l’innalzamento richiesto dal Comune di Maiolati che porterà altri 200.000 mc di rifiuti principalmente speciali in discarica.

Secondo studi dell’Ics (Istituto Superiore della Sanità) e di gruppi di ricerca internazionali, chi vive nei pressi di una discarica rischia il 50% in più di ammalarsi di cancro, il 30% in più di tumore al seno, rispetto agli altri, aumenta anche il rischio di aborti spontanei. Ne è scaturita una petizione su Change.org che chiede al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, screening gratuiti per tutti coloro che vivono nel raggio di almeno 10 chilometri da una discarica o sito da bonificare.

Fa strano che proprio un comune come Maiolati Spontini, che fa parte dell’Associazione Comuni Virtuosi, sia così determinato nell’ampliare una discarica contro il volere di gran parte della popolazione della Vallesina. La strategia Rifiuti Zero parla di prevenire i rifiuti, riusarli, riciclarli, riprogettare gli imballaggi, e solo come ultima ratio buttare in discarica. Le discariche vanno ridotte e progressivamente chiuse, non ampliate (soprattutto se si trovano a ridosso dei centri abitati).