Vi conduco oggi in un viaggio nell’Abruzzo slow, un pellegrinaggio di paesello in paesello tra le ventose colline teatine, alla ricerca di una fugace pace interiore. Partendo dalle pendici della Maiella la prima meta è Rapino, che ospita un bel museo della ceramica in piazza Fedele Cappelletti, intitolata a uno dei suoi figli più celebri, considerato uno dei maggiori pittori di maioliche del Mezzogiorno. Muovendo dall’entroterra verso l’Adriatico, in direzione Chieti, mi fermo a Casalincontrada per visitare le vestigia delle case Aceto, ciò che resta delle abitazioni rurali in terra cruda e paglia costruite in antichità dalle famiglie del posto.

A una manciata di chilometri da Casalincontrada c’è Bucchianico, il più grazioso tra i paesini di questo tour, anche per merito della sua grande terrazza, poco distante dalla piazza principale, che si apre a ventaglio sulle colline teatine. Quando verrete in visita – anche se come chi scrive siete atei – fermatevi nella suggestiva chiesa santuario di San Camillo de Lellis, il patrono, uno dei luoghi sacri più visitati dell’Abruzzo; poi, se vi trovate in paese nella domenica precedente il 23 maggio, ricordatevi di scendere in strada e unirvi alla festa dei Banderesi, che celebra un mito risalente al XIV secolo: l’apparizione in sonno di San Urbano al capitano delle truppe comunali, che gli consigliò la strategia vincente per sfuggire all’invasione della vicina Teate. Per Bucchianico, quella dei Banderesi è la festa, e in quanto tale richiede una preparazione di quasi un anno intero, anche per dare tempo alle donne del posto di preparare i centomila fiori di carta che abbelliscono il paese durante le celebrazioni.

Faccio tappa anche a Ripa Teatina, paesello che vive nel culto sempiterno del pugile Rocco Francis Marchegiano, meglio noto come Rocky Marciano, il cui padre Pierino, nativo di Ripa, emigrò in America agli inizi del ‘900 in cerca di fortuna. Tra le viuzze troverete una statua dedicata al “Santo” e anche archivi di foto venerate come reliquie negli stessi bar dove, nel settembre del ’52, i ripesi si accalcarono su un pugno di radioline per sentire la diretta della finale mondiale dei pesi massimi tra Marciano e Walcott. Fu in quella notte che nacque il mito di “Rocco”, unico pugile destinato a inanellare 49 vittorie su 49 incontri da professionista. Dodici anni dopo quello storico settembre, e altri quattro titoli vinti, il campione fece il suo ingresso trionfante in una Ripa impazzita per quel figlio celebre che rispecchiava i valori della sua regione di origine – poca apparenza, tanta sostanza, testardaggine e spirito di sacrificio – e che sarebbe morto a soli 46 anni in un tragico incidente aereo.

Al termine di questo viaggio, come già accaduto dopo le visite a Brindisi e a Sant’Agata de’ Goti, ho maturato la certezza che l’Abruzzo non può essere meta del turismo globalizzato e globalizzante dell’arriva-guarda-sporca-e-fuggi. Non ne sarebbe in grado: queste terre non hanno né la capacità né la volontà di essere diverse da quelle che sono e non c’è Briatore di turno che possa imporvi una visione capitalistica, perché troverebbe una folta schiera di anticorpi pronti a difenderle, nel bene e nel male.

Il turismo di massa snobba questi luoghi perché non sono icone sedimentate nell’immaginario collettivo. Il vantaggio, per i visitatori che decideranno di visitarli, è quello di avere un intero paese a disposizione, pronto a trattarti come un re e a saziarti con il cibo che viene dal territorio. Niente cucina internazionale nelle trattorie dei borghi, e neppure la cucina del paese a fianco, perché pure quella è considerata straniera. Ogni paesino, persino ogni contrada, qui ha una specialità culinaria, una chiesa da mostrare, una storia unica da raccontare.

Ma sarò sincero: non ci potrei stare a lungo su queste placide colline, tanto sono abituato alla vita di città. Eppure per il tempo di un viaggio, sia esso lungo un weekend o una settimana intera, esse offrono tutto ciò di cui si ha bisogno per placare (anche se per poco) la testa e rigenerare il cuore, con il vantaggio inestimabile di non avere tra i piedi invadenti e invasati fashion/travel/lifestyle/beauty/ecc blogger, che saranno ammassati da altre parti a “vivere” il loro viaggio attraverso lo schermo del telefono.

E allora, cari turisti che avete reso l’Italia uno dei Paesi più visitati del mondo: fate un favore a tutti e ampliate le vostre mappe. Siete gli unici in grado di far partire il circolo virtuoso della destagionalizzazione in queste terre d’Abruzzo. Le città d’arte sono belle, ma sono anche care e caotiche. In Italia ci sono centinaia, migliaia di borghi nascosti che aspettano solo voi.

Travel Tips

Tutti i paesi del tour delle colline teatine
Hanno aderito al tour i paesi di Miglianico, Ripa Teatina, Arielli, Rocco Montepiano, Tollo, Casalincontrada, Bucchianico, Rapino e Canosa Sannita. Capitanati da quello di Tollo, questi comuni hanno deciso di unirsi sotto il marchio “Colline Teatine”, in un saggio esperimento di promozione collettiva.

Da bere
Il vino cotto, invenzione contadina antica, è ottenuto partendo dalla cottura del mosto di uve autoctone. Nell’entroterra abruzzese è considerato il vino delle occasioni speciali, spillato in occasione dei banchetti nuziali dal padrone di casa. La botte di solito viene preparata alla nascita del figlio maschio e conservata fino al giorno del suo matrimonio. Uno dei migliori potrete assaggiarlo a Roccamontepiano, conosciuta non a caso come terra del vino cotto.

La Cantina Tollo è un punto di riferimento se volete provare rossi, bianchi e rosati di alta qualità. Tra i vini che ho più apprezzato ci sono i bianchi C’Incanta e Passerina. E, ovviamente, il Montepulciano, la star dei vini abruzzesi.

Da mangiare
Un posto eccezionale è il Ristorante Ferrara a Bucchianico, locale che possiede anche una fantastica cantina per le degustazioni e un living all’aperto in cui degustare la migliore cucina abruzzese (deliziosi gli spaghetti alla chitarra fatti a mano) circondati da tanto verde.

Una curiosità
L’Abruzzo è la terza regione in Italia per la produzione di miele. Se vi piace il nettare degli dei andate all’apicoltura Malandra di Casalincontrada, dove si producono diverse varietà di miele, da quello di acacia a quello di castagno, di eucalipto e la pappa reale.