Gli Stati Uniti hanno espulso 15 diplomatici cubani, in risposta ai 22 americani ritenuti vittime degli ancora poco chiari attacchi acustici che si sarebbero verificati nell’ambasciata Usa a L’Avana. L’ultimo caso, secondo Washington, nelle ultime ore. I diplomatici espulsi dovranno lasciare gli Stati Uniti entro 7 giorni, come comunicato telefonicamente nelle scorse ore all’ambasciatore cubano a Washington.

Il provvedimento arriva a pochi giorni di distanza dalla decisione dell’amministrazione Trump di ridurre del 60% il personale del dipartimento di Stato a L’Avana, lasciando sull’isola soltanto il personale di emergenza. La Casa Bianca ha anche interrotto, a scadenza indefinita, il rilascio di visti a Cuba e ha sospeso i viaggi di delegazioni ufficiali. È stata anche diffusa una allerta ufficiale per i cittadini americani in visita sull’isola. Il tutto in seguito ai presunti attacchi sonori che hanno causato perdita dell’udito, vertigini e stanchezza tra i 22 funzionari dell’ambasciata statunitense, arrivati da poco sull’isola per rinforzare il personale dell’ambasciata formalmente riaperta da Barack Obama. Secondo il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez “non ci sono ancora prove della causa o dell’origine dei disturbi segnalati dai diplomatici statunitensi”, ma gli Stati Uniti vanno avanti con le contromisure.

“La decisione è stata presa a causa dell’incapacità di Cuba di fare i passi necessari per proteggere i nostri diplomatici secondo gli impegni presi con la Convenzione di Vienna”, ha precisato il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, aggiungendo che verrà comunque assicurata “l’equità” delle dimensioni delle rappresentanze diplomatiche dei due Paesi.

Dopo la riforma sanitaria , l’accordo sul nucleare con l’Iran e la legge a protezione dei dreamers, le relazioni diplomatiche con Cuba sono uno dei tasselli della politica di Obama che l’attuale numero uno della Casa Bianca vuole smantellare. Dopo 50 anni di gelo fu il democratico, nel dicembre 2014, a iniziare un percorso di normalizzazione dei rapporti con L’Avana. Lo fece però attraverso ordini esecutivi che non necessitavano del passaggio attraverso il Congresso a maggioranza repubblicana e, dunque, contrario ad ogni apertura nei confronti del vecchio nemico. E infatti, nonostante l’annuncio di Obama di voler cancellare l’embargo con Cuba in vigore dal 1962, misura per cui serve il voto favorevole del Congresso, quest’ultimo non ha mai voluto approvarlo. L’ordine esecutivo di un presidente può però essere revocato dal presidente successivo ed è quello che Trump vorrebbe fare.

Da imprenditore, il presidente Usa si era mostrato favorevole al ristabilimento dei legami commerciali con L’Avana. Ma tutto è cambiato in campagna elettorale. L’anno scorso, durante un comizio in Florida, il tycoon ha definito l’intesa tra Barack Obama e Raul Castro “un accordo a senso unico, che beneficia esclusivamente l’Avana”, aggiungendo che “tutte le concessioni che Obama ha fatto al regime di Castro sono avvenute per ordine esecutivo, e quindi possono essere revocate dal prossimo presidente. Ed è quello che io farò a meno che il regime di Castro venga incontro alle nostre richieste”.