Ieri sera a Nichelino, comune dell’hinterland torinese, alcuni esponenti di ultradestra hanno provato a interrompere l’esecuzione di “Bella Ciao” cantata dal Coromoro, un coro composto da rifugiati, a cui ilfattoquotidiano.it ha dedicato un servizio nel dicembre 2016. Ma un gruppo di attivisti antifascisti si è opposto alla contestazione e il coro ha potuto concludere il brano. “Quello che fa male – spiega Luca Baraldo, il fondatore del Coromoro – è vedere che questa canzona fa ancora paura e dà ancora fastidio”. 

Una settimana fa il Coromoro aveva rinunciato ad esibirsi alla sagra di Carmagnola, sempre nel torinese, dopo che il vice sindaco aveva chiesto di non eseguire il brano simbolo della Resistenza. “Stiamo vivendo un momento che speravo di non rivedere mai più dove qualcuno si permette di dire tu quella canzone la puoi cantare e quella no con quella supponenza tipica dei regimi” conclude Baraldo che ieri sera, grazie all’invito dell’amministrazione di Nichelino, è riuscito insieme ai ragazzi del Coro ha eseguire “Bella Ciao” nonostante il tentativo di interruzione.

In un primo momento l’azione, compiuta da un gruppo di esponenti di ultradestra, era stata erroneamente attribuita a Casapound. Il partito si è invece rivelato estraneo all’accaduto. Ce ne scusiamo con i lettori e con Casapound Italia.

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