Fuori dal governo con il Pd per tornare con Silvio Berlusconi, il nemico che nemico non è mai stato veramente. Il primo di tanti a fare il grande (o piccolo) salto è stato il ministro per gli Affari regionali di Area popolare Enrico Costa. Dopo aver criticato sui giornali il ddl per lo Ius soli, ha annunciato il suo passo indietro. A poco sono serviti i tentativi dell’ex Cavaliere di fermare l’esodo che dal centro sta portando in tanti al ritorno in Forza Italia, il deputato ha dichiarato per iscritto che è arrivato “il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali“. Lui, che è stato viceministro alla Giustizia del governo Renzi, ma anche deputato azzurro in prima linea per le riforme della giustizia degli esecutivi Berlusconi, ora può tornare tra le braccia del suo leader.

Angelino Alfano ha incassato il colpo, definendo le dimissioni “inevitabili e tardive”: “Credevo lo facesse già un paio di giorni fa”, ha detto. “Lo diciamo da tempo: noi vogliamo costruire un’area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra”. Matteo Salvini, segretario del Carroccio, ha subito colto l’occasione per rilanciare: “Il ministro Costa”, ha scritto su Twitter, “a differenza del poltronaro Alfano, si è dimesso. Il governo perde voti, perde idee e perde pezzi. Cosa fare ora, per il bene degli italiani? Elezioni subito e si cambia“. Posizione simile ai grillini che in coro chiedono il ritorno alle urne: “Bene le dimissioni di Costa, un pezzo di questo governo fantoccio che cade. Ora si dimetta anche Gentiloni e andiamo a elezioni subito”, ha scritto sempre in rete il grillino Danilo Toninelli.

Costa, prima in un’intervista alla stampa dei giorni scorsi, poi oggi con il gesto ufficiale, se ne è andato dal governo con in testa l’idea di tornare nella sua vecchia casa e senza neppure fare troppo la fatica di nascondere le sue intenzioni. Nella sua lettera a Gentiloni, che ha assunto l’interim, ha parlato appunto di “quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche”. Il ministro ha ribadito anche di non aver appoggiato tutti i provvedimenti dell’esecutivo: “Ho espresso il dissenso su alcuni provvedimenti”, in particolare Ius Soli e processo penale. Ha quindi aggiunto: “Non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero”.

Costa, tra le altre cose si è astenuto sulla riforma del codice penale. Nel suo curriculum vanta non solo la poltrona di viceministro della Giustizia con Renzi, ma anche quella di capogruppo in commissione Giustizia alla Camera negli anni berlusconiani dove si è distinto nel perorare le battaglie del leader di Forza Italia. Costa non a caso è stato relatore del contestato lodo Alfano, lo scudo per le più alte cariche dello Stato, utilizzato dal solo Berlusconi, poi bocciato dalla Consulta. “Faccio un passo indietro, perché le convinzioni vengono prima delle posizioni”, scrive ora Costa nella lettera di dimissioni in cui ringrazia Gentiloni. “A chi mi consiglia di mantenere comodamente il ruolo di Governo, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, rispondo che non voglio equivoci, né ambiguità. Allungherò la lista, peraltro cortissima, di ministri che si sono dimessi spontaneamente”.

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