Ivan Graziani è stato il primo cantautore italiano a unire strutturalmente la canzone d’autore e il rock. A vent’anni e una manciata di giorni dalla sua prematura scomparsa – avvenuta il 1° gennaio 1997 – è uscito il 27 gennaio il cofanetto “Rock e Ballate per Quattro Stagioni”, curato da Daniele Mignardi con la collaborazione della moglie dell’artista teramano, Anna Bischi Graziani. L’opera contiene quarantasei canzoni in tre dischi e raccoglie i brani più belli: i successi come Agnese, Lugano addio o Firenze e i pezzi che meglio rappresentavano il cantautore abruzzese, quelli in cui il rock si unisce alla parola ribelle, ironica, pungente, che scuote come in Pigro, Taglia la testa al gallo, Monna Lisa o Il chitarrista. A due dischi antologici se ne aggiunge un terzo, che fu pubblicato postumo due anni dopo la sua morte, prodotto dall’amico Renato Zero, in cui compaiono, tra gli altri, duetti tra Venditti e Zero e con Filippo Graziani, figlio dello stesso Ivan.

A vent’anni dalla morte, Ivan Graziani non ha ancora il posto che meriterebbe nella storia della canzone d’autore italiana, sia per l’unicità stilistica che per la capacità di unire strutturalmente linguaggi apparentemente distanti come la canzone d’autore e il rock. Graziani componeva i propri brani da musicista, da chitarrista virtuoso, ed era molto apprezzato dai colleghi per questa sua dote, per esempio da Battisti e Venditti. Anche per questo, nei suoi brani non si troverà mai quella sudditanza della musica alle parole che è caratteristica di troppa canzone d’autore classica italiana, e non c’è nemmeno ombra di quella politicizzazione che tanto ha imbrigliato l’ispirazione dei cantautori degli anni Settanta.

L’uscita del triplo CD avrebbe dovuto essere concomitante con l’edizione speciale del Festival Pigro in ricordo dell’artista, che da diciotto edizioni si svolge a Teramo. Per via dei tragici eventi abruzzesi di questi giorni però la manifestazione è stata rimandata a data da destinarsi. Proprio l’Abruzzo è stato molto cantato da Graziani, assieme alla provincia in generale: da un lato esaltandone gli aspetti positivi per quei valori di resilienza che tanto stanno rappresentando un naturale, titanico antidoto in questi giorni drammatici; dall’altro denunciando il maledetto provincialismo diffuso, che imbriglia la fiducia in se stessi e spesso alimenta un’indolenza passiva, a causa della quale i problemi seri diventano tali solo dopo una sciagura. «Gran Sasso che parli con le stelle/ le lacrime che asciughi son sempre quelle» canta Graziani in “Gran Sasso” del 1983, tra personaggi scintillanti di dignità come le sue donne e i suoi antieroi, feroci e appassionati come «conchiglie e stelle», ma anche gonfi delle bestemmie e del dolore nel brano “Lugano Addio” del 1977, colmi di fatalità come quelli di Ignazio Silone.

Questo cofanetto celebra un artista rimasto nel cuore di moltissimi appassionati dal palato fine, cantautore di culto per chi ricorda i suoi concerti e quello che succedeva sul palco, la sua vivacità, la sua generosità; ci restituisce anche alcune perle, come “Ugo l’italiano”, mai pubblicata in raccolte precedenti, o “Canzone senza inganni”, scritta a sei mani con Ron e Goran Kuzminac. Diventa dunque un ottimo punto di partenza anche nell’approccio all’artista da parte dei più giovani, che non hanno potuto seguirlo nei live o vivere i tempi in cui uscivano i suoi dischi

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