La signora bionda stesa sul lettino fa ok con la mano. Clic. La sua foto sorridente è pronta a fare il giro d’Italia e a ispirare fiducia anche nei più reticenti. Non attori e modelle, ma pazienti veri trasformati in testimonial dell’odontoiatria d’Albania. A volte anche in procacciatori di altri clienti. “Sì, so dei possibili rischi, specie sul lungo termine. Ma l’alternativa, a prezzi italiani, è non curarsi affatto”, dice Angela, mentre sorseggia un drink in un bel locale all’aperto, tra il verde dei boulevard. Tirana assume sempre più l’aspetto di una città europea, pulita e vivace, con i quartieri ricchi popolati da investitori stranieri. È la nuova capitale del turismo dentale, ruolo che prova a strappare alle vicine realtà croate, rumene e slovene. Ha iniziato da poco, ma galoppa. E con il marketing ci sa fare. “Io sono pugliese – spiega Angela – e ci impiego poco ad arrivare. Qui mi trattano da regina, mi coccolano, mi offrono il soggiorno, mi fanno visitare i castelli”. La vacanza, oltre il dentista. È il passaparola, soprattutto, a riempire gli aerei che ogni giorno atterrano qui.

Le agenzie turistiche fanno il resto: escursioni, solarium e cure odontoiatriche, pacchetto completo. Ma non è tutto oro quello che luccica e, quando va male, in pochi decidono di intraprendere azioni legali, per difficoltà legate a ulteriori costi e legislazione diversa. È una guerra ad accaparrarsi i clienti. Una guerra dichiarata ora anche dai professionisti italiani all’indirizzo dei colleghi stranieri. Le armi: promozioni impensabili fino a ieri, listini ancora più stracciati rispetto a quelli dell’est, ospitalità in albergo, ma spesso anche impiego di materiali più scarsi, perché, altrimenti, è impossibile stare nei costi. Una concorrenza al ribasso, giocata sulla capacità di attirare i pazienti con offerte “civetta” e poi trattenerli con servizi paralleli. Perché la fidelizzazione, si sa, è un vincolo inconscio. E non a caso, per aiutare gli odontoiatri ad affinarla, vengono pubblicati appositi manuali. Tutto, ovviamente, riguarda il settore privato. La sanità pubblica, in questo ambito, ha abdicato al suo ruolo. Ma è possibile che non ci sia altro modo per abbassare le parcelle dei dentisti? “C’è, eccome. Abbiamo proposto più volte al governo un piano apposito. Non abbiamo mai ricevuto risposta: metter mano a questo significa andare a toccare meccanismi di consenso”. A dirlo non è un estraneo al sistema, ma Giuseppe Renzo, a capo della Commissione Albo Odontoiatri nazionale.

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