Un piccolo uccello e il più maestoso ed imponente dei mammiferi. Lo scricciolo di Antiochia e la giraffa soni nell’elenco delle specie a rischio. Il numero delle giraffe negli ultimi 30 anni è calato del 40%. L’allarme è stato lanciato dalla International Union for Conservation of Nature (IUCN), nel corso di un convegno sulla biodiversità a Cancun in Messico nel corso del quale è stata aggiornata la cosiddetta lista rossa delle specie a rischio (Red List of Threatened Species). Tra queste appunto la giraffa, definita una specie vulnerabile. Secondo gli ultimi dati, la popolazione del mammifero che vive in Africa è passata da circa 152mila-163mila nel 1985 agli attuali 98mila, a causa del degrado del loro habitat. Le giraffe sono ormai quattro volte più rare degli elefanti.

È la prima volta che la giraffa finisce nella lista rossa in quanto era considerata l’animale a minor rischio di estinzione. Secondo gli esperti, il crollo dei numero è finora passato inosservato nelle zone dell’Africa sub Sahariana ed è dovuto all’espansione della superficie adibita alla coltivazione e alla caccia. “Siamo abituati – ha detto Julian Fennessy, specialista in giraffe dell’Iucn – a vedere le giraffe durante i safari, allo zoo, ma la gente non si rende conto che questi animali maestosi stanno andando incontro ad un’estinzione silenziosa. Esse sono a rischio non solo per l’estensione della superficie coltivabile per sfamare la crescita della popolazione umana, ma anche per la caccia“. Sembra infatti che la carne di giraffa sia ricercata nella aree di conflitto come il sud Sudan. Il tutto con gli aggravanti della siccità e dei cambiamenti climatici.

Oltre alle giraffe, nella lista rossa sono finite anche diverse specie di uccelli come lo scricciolo di Antiochia in Colombia. In totale, sempre secondo la lista, oltre 24mila delle 86mila specie elencate negli ultimi decenni sono a rischio estinzione. Infine, secondo uno studio delle Nazioni Unite, la minaccia umana che è causa della perdita di habitat naturale, sia per gli animali che per le piante, può portare alla peggiore crisi di estinzione che si sia vista dall’annientamento dei dinosauri avvenuta 65 milioni di anni fa.

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