Roald Dahl la immaginava e la descriveva nei suoi libri, Johnny Depp gli dava un volto nel film di Tim Barton. A Scandicci, in provincia di Firenze, Francesco Montrone è un Willy Wonka in carne ed ossa che però fugge dall’idea di “industria del cioccolato”. “Noi ci vogliamo definire artigiani- spiega- certo, la tecnologia ci ha aiutato, ma manteniamo ben a mente quale sia la nostra missione: la qualità”.

Francesco Montrone, pugliese trasferitosi in Toscana, impara l’arte del Chocolatier in Francia e nel 1989, tornato in Italia con sua moglie Maria Antonella Urzi, inizia la produzione, seguendo l’intera filiera: dal seme di cacao fino alla tavoletta confezionata. “E’ stato mio suocero a trasmettermi la passione per il cioccolato. Ora è la mia vita. Mia e della mia famiglia – racconta- Dove c’è cacao ci siamo noi”.

Nella sua bottega vengono utilizzate solo materie ricercate e di ottima qualità, come il Limone Sfusato di Amalfi, la Mandorla di Toritto, il caffè Huehuetenango del Guatemala, Nocciola Piemonte I.G.P. e vaniglia Mananara del Madagascar. Francesco utilizza inoltre una selezione di cacao pregiato, come il Criollo venezuelano e quello amazzonico del Perù. tra i suoi prodotti ci sono Urzissima, la crema spalmabile e le Bottigliette Urzi, che contengono pastiglie di cioccolato pronte per essere sciolte.

Per Francesco le chiavi del successo in cioccolateria sono: materia prima buona, onestà nella produzione, artigianalità e lentezza. Soprattutto quest’ultima è fondamentale per fare ogni cosa al meglio. “Quando vivevo in Puglia, avevamo in casa un forno a legna, in cui mamma metteva un coccio di fave, che diventavano crema per le tante ore di cottura- racconta- non c’era bisogno del cutter o del mixer. La lentezza faceva già la sua magia”. Un tempo passato ricco di ricordi importanti e un presente vissuto a pieno. Se gli si chiede cosa gli piacerebbe tramandare a chi verrà, Francesco sorride: “Non lo so, io sono ancora in viaggio”.

Articolo Precedente

La storia di Giovanni Solmi, il foodhero dell’aceto balsamico DOP

prev
Articolo Successivo

La storia di Roberto Grattone, il foodhero del formaggio Montébore

next