Estinti in Europa da 400 anni a causa della pressione venatoria, gli Ibis eremita non hanno più nessun esemplare adulto selvatico dal quale poter apprendere la rotta di migrazione: interviene dunque l’uomo, a tentare di riparare al danno commesso. “E’ partita un’ora fa dal campo di addestramento di Camp Brunn (Salisburgo) la terza migrazione guidata dall’uomo per la reintroduzione in natura dell’Ibis eremita”. Lo annuncia Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo, unico partner italiano del progetto cofinanziato dall’Ue “Reason for hope”, condotto dal gruppo di ricercatori austriaci del Waldrappteam. Anche quest’anno le ‘mamme adottive’ precedono a bordo di due deltaplani a motore ventisei giovani Ibis: in vista dell’inverno, Anne-Gabriela Schmalstieg e Corinna Esterer stanno conducendo gli uccelli verso l’Oasi di Orbetello, affinché questi possano memorizzare la rotta di migrazione e tornare autonomamente in Austria con le temperature miti della prossima primavera. “Entreranno in Italia fra qualche giorno volando sul Passo di Vizze, per scendere verso Belluno, tenersi ad oriente e attraversare gli Appennini in Umbria – continua Avesani Zaborra – ma molto dipende dalle temperature e dalle condizioni meteorologiche”. L’obiettivo del progetto prevede 120 Ibis eremita in grado di migrare autonomamente entro il 2019. Fino ad allora avverrà una migrazione guidata dall’uomo ogni anno. La migrazione può essere seguita sul sito “LiveTrack24“: ogni Ibis è dotato di trasmettitore gps, il che rende il Waldrappteam e il Parco Natura Viva in grado di monitorarli costantemente da terra ma anche chiunque voglia, di seguire in tempo reale il ritorno in natura degli Ibis eremita. Il messaggio a cacciatori e bracconieri alla vigilia della riapertura della stagione venatoria: “Non sparate agli Ibis”. Tra il 2002 e il 2013, il Waldrappteam ha perso circa il 70% degli Ibis reintrodotti a causa del bracconaggio

 

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