Spari a Baton Rouge, in Louisiana, contro la polizia. Ci sono già tre agenti uccisi e altri 3 feriti. A sparare contro la polizia tre uomini, uno dei quali era vestito di nero e con il volto coperto che ha aperto il fuoco con un fucile d’assalto. Uno degli assalitori è stato ucciso, uno è in fuga e ricercato e un terzo è asserragliato in un edificio. Secondo quanto ha riferito il sindaco di Baton Rouge è stata un’imboscata contro la polizia. Da quanto si capisce per ora, la polizia aveva baton rougericevuto una chiamata che segnalava un sospetto che stava camminando lungo la Airline Highway con un fucile d’assalto. Quando gli agenti sono arrivati in zona, l’uomo ha aperto il fuoco. La sparatoria è avvenuta a poco più di un chilometro dal quartier generale della polizia. Le informazioni sulla ricostruzione degli eventi sono comunque ancora contrastanti. I colpi sparati sarebbero stati oltre 10-12. “Se vestono tute mimetiche, se vestono tutti di nero, se hanno il volto coperto, se vestono in modo strano, per favore, chiamateci” è l’appello di un ufficiale della polizia di Baton Rouge.

Baton Rouge, capitale della Louisiana, è la città in cui il 5 luglio è stato l’ucciso da parte di una pattuglia di poliziotti l’afroamericano Alton Sterling. Il fatto, assieme all’uccisione di un altro afroamericano in Minnesota, è stato uno degli eventi che hanno riacceso le proteste nel Paese contro gli abusi e il razzismo della polizia. Pochi giorni dopo, il 7 luglio durante un corteo a Dallas un cecchino ha ucciso a colpi d’arma da fuoco cinque poliziotti. In realtà non si sa niente del movente dei tre uomini armati, tanto che il capo della polizia di Baton Rouge ha parlato perfino dell’ipotesi di una rapina andata male.

In ogni caso la ricostruzione è tutta da verificare. C’è per esempio un testimone, intervistato dalla tv Wafb, che ha spiegato di non avere avuto l’impressione di un attacco mirato contro i poliziotti. L’assalitore, secondo il testimone, non appariva “addestrato militarmente” ed era dotato di un’arma semi automatica.

La polizia è in allerta in tutti gli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, è stato informato degli eventi di Baton Rouge. “Non c’è giustificazione per la violenza contro le forze dell’ordine” ha detto. Obama definisce l’attacco “codardo e riprovevole”. “Gli attacchi devono finire” afferma il presidente, assicurando che “sarà fatta giustizia”. Nel giorno dei funerali degli agenti uccisi a Dallas aveva detto che “nessuno si può dire immune dal pregiudizio razziale”. La sparatoria arriva alla vigilia della convention repubblicana, già blindata per il timore di proteste. Ma è inevitabile che l’argomento diventi di nuovo tema di campagna elettorale: “Quanti ne dovranno morire per mancanza di leadership? Chiediamo ordine” twitta il candidato alla Casa Bianca Donald Trump.

La sparatoria di Baton Rouge si è verificata all’indomani della nascita, nella capitale della Louisiana, della sezione locale del New Black Panther Party, il partito delle nuove pantere nere. I vertici delle pantere nere si trovavano ieri in città in occasione di una delle manifestazioni pacifiche organizzate ormai quasi quotidianamente per protestare contro la polizia e in particolare contro l’uccisione il 5 luglio di Sterling. Uno dei responsabili, scrive online Wbrz2, affiliata locale della Abc, è stato avvicinato da alcuni residenti, tra cui tale Edwin Sith, che ha detto: “E’ giunto il momento per una nuova leadership e una nuova organizzazione a Baton Rouge, e penso che le nuove pantere nere possono portare questa nuova leadership a Baton Rouge”.

Uno dei leader più in vista di Black Lives Matter, DeRay Mckesson, ha chiesto la fine delle violenze. Mckesson proprio a Baton Rouge era stato arrestato nei giorni scorsi mentre manifestava. In una intervista telefonica – scrive il New York Times online – il leader nero ha detto che “il movimento è nato chiedendo la fine delle violenze. L’appello è sempre valido”. Mckesson ha aggiunto che “le mie preghiere sono rivolte alle vittime di tutte le violenze”.

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