Reprimere o ostacolare la scelta dell’orientamento sessuale di un minore “deve essere punito”. Fino a 2 anni di carcere e da 10mila a 50mila euro di multa, oltre alla sospensione dalla professione, se a compiere la forzatura sono gli “addetti ai lavori”: psicologi, pedagogisti, consulenti, educatori, assistenti sociali. E’ la proposta contenuta in un disegno di legge depositato al Senato da alcuni senatori del Pd (primo firmatario Sergio Lo Giudice, e c’è anche Monica Cirinnà), di Sinistra italiana (fra cui la capogruppo Loredana De Petris), delle Autonomie e del Misto.

Il ddl “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori” è composto da tre articoli, che definiscono il campo d’azione, i destinatari e le sanzioni, e mira a regolare i comportamenti, spesso subdoli, volti a scoraggiare una libera elaborazione dell’identità sessuale, che rientra nella libera espressione della personalità tutelata dalla Costituzione.

L’articolo 1 specifica che per “conversione dell’orientamento sessuale si intende ogni pratica finalizzata a modificare l’orientamento sessuale di un individuo, inclusi i tentativi di modificare i comportamenti, o le espressioni di genere, ovvero di eliminare o ridurre l’attrazione emotiva, affettiva o sessuale verso individui dello stesso sesso, di sesso diverso o di entrambi i sessi”.

Chi siano gli interessati dalle sanzioni è invece specificato nell’articolo 2: “Chiunque, esercitando la pratica di psicologo, medico psichiatra, psicoterapeuta, terapeuta, consulente clinico, counsellor , consulente psicologico, assistente sociale, educatore o pedagogista, faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell’orientamento sessuale è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da 10mila a 50mila euro. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature utilizzate”.

Infine, all’articolo 3, è previsto che “se la condotta è posta in essere nell’esercizio di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dallo Stato, la condanna comporta la sospensione dall’esercizio della professione da un minimo di un anno a un massimo di cinque anni”. Nel testo si precisa che non sono soggetti a sanzione, ed anzi incoraggiati, gli interventi “che favoriscano l’auto-accettazione, il sostegno, l’esplorazione e la comprensione di sé da parte dei pazienti senza cercare di cambiare il loro orientamento sessuale”.

Il problema è emerso a livello globale dopo il caso di Leelah Acorn, la 17enne transgender americana che il 28 dicembre 2014 si gettò sotto un camion a seguito del rifiuto categorico della famiglia ad accettare la sua identità. I genitori, guidati dalle loro convinzioni religiose, avevano respinto la “rivelazione” e tentato di “curare” il figlio, rivolgendosi a terapeuti specializzati nella cosiddetta “terapia di conversione dell’orientamento sessuale”, una pratica stigmatizzata dalla letteratura scientifica e dal mondo accademico ufficiale. Oggi Leelah è diventata un simbolo per la comunità Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali e trangender e intersessuati) di tutto il mondo.

Come viene ricordato nella relazione al ddl (firmato anche dai senatori Bocchino, Capacchione, Cardinali, Dalla Zuanna, Gatti, Guerra, Idem, Lo Moro, Lumia, Mastrangeli, Orellana, Palermo, Pegorer, Ricchiuti e Spilabotte) il presidente Barack Obama ha annunciato nell’aprile 2015 il suo sostegno ad un disegno di legge dedicato a Leelah Alcorn. L’obiettivo è bandire i trattamenti di conversione dell’orientamento sessuale sui minori e arginare in questo modo i danni derivanti dalle violenze inflitte alla sfera più intima dei giovani Lgbti.

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