Il rumore dei soldi nell’intercettazione che ilfattoquotidiano.it è in grado di farvi sentire relativa all’ultima inchiesta sulla corruzione condotta dalla procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone e dal Nucleo centrale valutario della Guardia di Finanza. A un certo punto i magistrati hanno fatto ricorso alla banca dati dei rumori per certificare un particolare fruscìo. È il 3 marzo dello scorso anno e Raffaele Pizza detto Lino e il deputato Antonio Marotta detto Nino contano soldi. Marotta: “Questi sono venti”. Pizza ripete: “Questi sono venti”. Il senatore: “Esatto”. Pizza: “Cinque sono i tuoi” (leggi l’articolo di Fabrizio d’Esposito). Segue finanche la suddivisione in banconote da cento e da cinquanta euro. Ventimila euro, in tutto, consegnati da un imprenditore preoccupato, Luigi Esposito. Più di due mesi dopo, il 21 maggio, la cifra è di 42 mila euro e i due si applicano con zelo. Marotta: “Sì, li ha fatti in pezzi grossi stavolta”. Pizza: “Sono cinque, cinque, due, tre, tre… quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci… e sono sei, poi uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci e sono sette”. Ancora Pizza, descritto come “un uomo avido e con insaziabili appetiti economici”: “Me li tengo nel portafoglio che mi servono”.

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