Bar, ristoranti, immobili, auto e conti correnti per un totale di venti milioni di euro. Sono i beni sequestrati oggi dalla Guardia di Finanza ad alcuni elementi considerati al vertice della famiglia Fasciani di Ostia. Il provvedimento di sequestro, emesso dal tribunale di Roma su richiesta della direzione distrettuale antimafia, è stato notificato dagli uomini delle Fiamme gialle a Milano, L’Aquila, Prato, Parma e in provincia di Caserta. A condurre le indagini economico-patrimoniali sono stati gli specialisti del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale e dal II Gruppo Roma: sotto la lente degli investigatori sono finiti i patrimoni dei fratelli Carmine e Terenzio Fasciani, entrambi detenuti. Il provvedimento di sequestro prende spunto dai risultati di altre importanti operazioni che hanno interessato in passato la stessa famiglia Fasciani condotte da Polizia e Fiamme gialle nel luglio 2013 e nel febbraio 2014.

Nel dettaglio sotto sequestro sono finite 18 società tra bar, ristoranti, panifici, attività di commercio al dettaglio di alimentari,  agenzie immobiliari di Ostia, e poi 29 immobili, 5 auto e rapporti bancari. Secondo gli investigatori i Fasciani avrebbero “progressivamente inquinato l’economia legale lidense, attraverso la costituzione e acquisizione di svariate società operanti in diversificati settori, sfruttando numerosi prestanome”.

In alcuni casi, secondo quanto dimostrato dalle indagini condotte tra il 2013 e il 2014, si è assistito a vere e proprie joint-venture tra i fratelli Fasciani e imprenditori di Ostia, che hanno tentato così di camuffare patrimoni illeciti. “Obiettivo del clan – si legge nella nota diffusa dalla Guardia di Finanza – è stato quello di investire in attività (quali la ristorazione e la gestione di stabilimenti balneari e discoteche) che meglio e più velocemente si prestavano al reimpiego dei proventi illeciti in tale quadro, hanno acquisito numerose realtà imprenditoriali, alcune di recente costituzione, strumentali al mantenimento economico ed una grave egemonia criminale. In definitiva, è stato accertato come tutti gli investimenti societari individuati facessero capo ad un unico centro di interessi occulto, gestito da Carmine Fasciani, adeguatamente supportato dal fratello Terenzio”.

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