Una lotta contro il tempo, per arrivare prima della pioggia ed evitare che la marea nera raggiunga la costa e contamini altri animali (guarda la fotogallery). I cittadini, intanto, scendono in strada e protestano con le mascherine per proteggersi dalle esalazioni del greggio. A Genova, dopo la rottura del tubo della raffineria Iplom e il successivo sversamento di 700 metri cubi di petrolio arrivati nel torrente Polcevera, il tavolo tecnico convocato in Prefettura – scrive Il Secolo XIX – ha fissato entro venerdì la rimozione del 90% del materiale uscito, ovvero di circa 446 tonnellate di materiale.

E anche per Roberto Oreficini, responsabile emergenze ambientali della Protezione Civile, “le previsioni meteo impongono di accelerare i tempi. Qui – prosegue citato dal quotidiano genovese – lo sversamento è grave per essere avvenuto tra le case e in due torrenti (rio Figino e Polcevera, ndr) che finiscono in mare”. E specifica che è la Iplom, la ditta proprietaria dell’oleodotto che deve fare i lavori. E che, peraltro, non ha aggiornato nei tempi previsti – cioè entro dicembre 2015 – il Piano di emergenza esterna (Pree). Un dispositivo per “mitigare le conseguenze sulla salute umana e sull’ambiente” in caso di un incidente sull’impianto che abbia conseguenze anche all’esterno. Quanto accaduto domenica, però, riguardava un oleodotto che trasporta il greggio e non il deposito dell’azienda. Il tubo sarebbe stato revisionato a giugno, alla scadenza dei 5 anni dal controllo precedente.

Intanto i cittadini della zona sono scesi in strada in corteo con le mascherine per proteggersi dalle esalazioni del greggio. Temono gli effetti delle esalazioni, avvertono bruciori agli occhi e mal di gola, tosse e dolore alla trachea. “Stiamo manifestando perché non hanno ancora iniziato la bonifica, quindi stiamo vivendo 24 ore su 24 con la puzza sotto il naso e abbiamo i primi segnali di disagio, come narici che bruciano, persone che si sentono male, bambini chiusi in casa. Ora basta”, avevano detto ieri una cinquantina di abitanti di Fegino. “Dopo questo disastro ecologico non ci sentiamo tutelati dalle istituzioni. Chiediamo che ci sia un intervento immediato per ripristinare l’alveo del fiume e togliere tutto ciò che causa questo terribile odore che, tra l’altro, causa problemi alla gola“.

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