Facevano un po’ come volevano all’autoparco del Policlinico Umberto I di Roma. Una ambulanza dell’ospedale era utilizzata per spacciare, le vetture aziendali venivano prese anche per andare al bar o al centro estetico, e capitava anche che i pieni di benzina alle auto personali venissero messe sul conto del nosocomio. Naturalmente non mancavano neanche i furbetti del cartellino.

L’indagine della polizia, durata più di due anni, è partita da un esposto anonimo. E dopo intercettazioni e pedinamenti in tre sono finiti agli arresti domiciliari, quattro sono stati sospesi dall’esercizio del pubblico ufficio e sette sono finiti nel registro degli indagati, tra cui due gestori di distributori dove venivano effettuati i rifornimenti. Tra i reati ipotizzati, a vario titolo, ci sono truffa e peculato.

Tra gli arrestati un dipendente che avrebbe usato l’ambulanza dell’ospedale per spacciare cocaina ritardando un viaggio urgente perché doveva essere consegnata la droga. “Ti sbrighi a tornà” gli avrebbe detto una volta un collega, in una telefonata intercettata dagli inquirenti. Un altro, invece, avrebbe fatto timbrare il suo cartellino a colleghi e lavorava per una società privata di ambulanze durante le ore in cui risultava al policlinico. Per gli investigatori alcuni indagati avrebbero, inoltre, pilotato assunzioni in cooperative che si erano aggiudicate bandi del nosocomio.

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