Abortire non è reato, ma può costare caro. Molto. Dopo le polemiche suscitate dal decreto legislativo che inasprisce le pene pecuniarie previste per le donne che praticano l’interruzione di gravidanza clandestinamente fino a un massimo di 10.000 euro, la rete insorge contro il grandissimo numero di obiettori di coscienza che rendono di fatto impossibile, per molte donne, praticare l’aborto in strutture pubbliche, esponendole a un rischio per la salute e, adesso, anche per le finanze. La giornata del 22 febbraio è stata scelta dal popolo di internet per aderire a un “tweetbombing” contrario al decreto: con l’hashtag #ObiettiamoLaSanzione sono partiti centinaia di tweet, in massima parte indirizzati al premier Renzi e al Ministro Lorenzin. “Se si multa la clandestinità – è l’intervento più frequente – l’aborto legale deve essere garantito”.

L’interruzione volontaria della gravidanza è consentita, in Italia, dalla legge 194, ma non sempre garantita: gli obiettori di coscienza infatti sono in media circa il 70% del totale, con picchi che superano il 90% in alcune regioni.

guarda lo storify

 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Unioni civili, l’accusa di Gay Center: “Se salta la stepchild adoption è colpa di Grillo e Casaleggio”

next
Articolo Successivo

Fuocoammare, a Lampedusa col regista Gianfranco Rosi: non sprechiamo quest’occasione

next