E’ ormai un classico della politica nostrana raccattare dal mare magnum del web citazioni e poesie, per poi riproporle nei loro interventi ufficiali, quasi a voler circonfonderli di aura lirica e a caricarli di pathos espressivo. Successe già a Clemente Mastella nel gennaio del 2008, prima della rovinosa caduta del governo Prodi, quando nel suo commiato in Aula al Senato menzionò la poesia “Ode alla vita”, attribuendola erroneamente a Pablo Neruda (in realtà, fu scritta nel 2000 da una giornalista brasiliana, Martha Medeiros). Più recente è il caso del sottosegretario dem Gianclaudio Bressa, il quale esattamente un anno fa, durante la direzione del Pd, citò il leader dei Doors, Jim Morrison, confondendolo con lo scrittore americano Jim Harrison. E nella trappola degli apocrifi letterari è cascato anche il premier Matteo Renzi, che, come hanno scoperto gli youtuber Miru e Sten nel loro canale ufficiale Mia Sorella, il 15 febbraio scorso ha tenuto una Lectio Magistralis alla facoltà di Economia dell’Università di Buenos Aires, in occasione della sua visita ufficiale in Argentina. All’università il presidente del Consiglio ha voluto omaggiare i presenti con un inno all’amicizia, un testo che circola da anni in rete e che almeno una volta nella vita chiunque avrà ricevuto tra le infinite catene di Sant’Antonio che affliggono la posta elettronica. Si tratta del “Poema a la amistad”, un componimento che non è esattamente una poesia e che il premier ha attribuito a Jorge Luis Borges. Peccato che, però, il grande poeta e scrittore argentino non abbia mai scritto quei versi

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