Confronto tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e lo scrittore e giornalista Michele Serra sul silenzio degli intellettuali nell’era renziana. Ospiti di Otto e Mezzo (La7), ad aprire le danze del dibattito è Scanzi, che muove una critica alla firma de La Repubblica: “A Michele Serra rimprovero il non essere urticante e satiricamente convincente come lo era con Craxi o Berlusconi. Ho la sensazione che Renzi abbia scquarciato in qualche modo il velo di una certa ipocrisia di molti intellettuali. Adesso non abbiamo più Berlusconi, che è oggettivamente messo male ed è alla canna del gas. Ma il berlusconismo” – continua – “ancora c’è ed è perfettamente incarnato da Renzi, da questa ipotetica nuova classe dirigente che non mi sembra più preparata di quella berlusconiana e che lo stesso Serra bastonava più volte. Tante mosse mi sembrano berlusconiane, e anche di più, come la riforma della Costituzione, La Buona Scuola, il Jobs Act, l’aver imbarcato Verdini. E non oso pensare cosa avrebbe scritto Serra su Cuore a questo riguardo ai tempi di Craxi“. E aggiunge: “La sensazione è che per molti intellettuali e scrittori non si possa attaccare il Pd, perché è la prosecuzione del vecchio Pci, come se si trattasse di calcio. Cioè: non appartengo a un partito, ma tifo per quel partito. Magari prima c’era un giocatore che mi piaceva, oggi c’è un altro che ho sempre detestato, però l’ha comprato l’Inter e, siccome tifo per l’Inter, automaticamente sono costretto a ingoiare anche il rospo Pd. Questo ragionamento lo accetto da un Rondolino o da un Belpietro, ma se lo fanno un Moretti, un Benigni, un Zucconi, un Lerner, un po’ ci rimango male, perché il giornalista, l’artista, lo scrittore dev’essere un pungolo. E se non lo è, la società ne risente”. Serra invoca, a sua difesa, il fatto che con gli anni molte certezze si offuscano. E spiega: “La verità è che io non penso che Renzi sia uguale a Berlusconi. Se lo pensassi, lo scriverei. La penso diversamente da Scanzi, non è che posso improvvisarmi pungolatore non essendolo”. Lo scrittore ricorda di aver attaccato il Pd nel caso dell’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino. Poi esprime il suo diminuito interesse per la politica, ridottasi a “un’agenzia sussidiaria dei poteri economici” e critica Il Fatto Quotidiano: “Ci si è accapigliati su questo 0,1% di crescita annunciato da Renzi. A me invece interesserebbe litigare, ad esempio, sulla cementificazione o meno del Paese“. “C’è anche la cementificazione della politica” – replica Scanzi, menzionando la Liguria con la candidatura piddina della Paita – “Politica non è solo lo 0,1 del Pil o il Jobs Act, ma è tutto quello che ci riguarda”. Il giornalista de Il Fatto menziona un libro di Serra su Giorgio Gaber e osserva: “Ho la sensazione che Serra sia intimamente arrabbiato con chi non sia fedele alla linea e, anche adesso che non c’è più una linea, mi fa un po’ sorridere questo atteggiamento perché concretamente porta a votare un partito che ha pochissimo in comune con gli ideali di Serra”. L’autore spiega le ragioni per cui, sin dalla sua militanza nel Pci, ha sempre preferito “le maggioranze”. E puntualizza: “Lo dico come se fossimo al bar: a me Renzi è antipatico. Non mi sento contiguo al suo modo di pensare, nè alla Leopolda, né a quel tipo di comunicazione politica fatta di slogan. Però mi sono anche supremamente rotto le scatole di quello che la mia generazione ha fatto in politica

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