Non solo emissioni. Alcune case automobilistiche tedesche manipolano anche i risultati dei test sui consumi. Un trucco che costa caro ai consumatori, che a fine anno si trovano a pagare per il carburante ben più di quanto preventivato sulla base dei dati forniti dal produttore. Ilfattoquotidiano.it lo aveva raccontato già due anni fa, quando l’associazione ambientalista Deutsche Umwelhilfe ha lanciato una campagna per chiedere alla Ue di dotarsi di un sistema di omologa più realistico e inasprire le sanzioni per chi bara. Non solo: l’articolo raccontava come la Commissione avesse acquisito i risultati di un rapporto dal titolo “L’impatto della flessibilità delle procedure di omologazione dei veicoli leggeri sulle emissioni di Co2”, che raccontava tutti gli espedienti con cui i costruttori manipolano i test di efficienza anche di un 25-30%. Risultati poi resi pubblici dalla ong Transport&Environment. Qualche esempio degli escamotage messi in campo dai gruppi dell’auto? Sigillare la macchina con il nastro adesivo per ridurre al minimo la resistenza all’aria, usare pneumatici speciali, ridurre l’attrito tra disco e pastiglia negli impianti frenanti.

L’automobil-club tedesco Adac, a partire dal 2003, ha messo a punto un sistema di test più realistico, pensato per dare ai consumatori parametri di scelta affidabili e verificare l’efficacia di incentivi e tasse sulle emissioni. I risultati delle rilevazioni così condotte sono stati preoccupanti: su 144 modelli ben 84 hanno fatto registrare valori superiori del 10% rispetto a quanto dichiarato, con punte fino al 34%. Solo otto consumano esattamente quanto è riportato nel libretto.

All’epoca l’organizzazione indipendente International Council on Clean Transportation, che ha fatto scoppiare il “bubbone” del software truffaldino montato sulle Volkswagen, aveva poi rilevato che sulle macchine nuove la differenza tra i valori comunicati al consumatore e quelli reali era in media del 25% ma arrivava, per alcuni modelli, al 47%. Risultato: una spesa annua di 300 euro in più per ogni automobilista. Dati simili, peraltro, a quelli pubblicati in passato dalla tedesca Bild e dall’italiana Quattroruote.

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