250 globicefali sono stati attirati all’interno delle spiagge di Bour e Torshavn, nelle isole Fær Øer, e fatti a pezzi. La mattanza è avvenuta lo scorso 23 luglio, e secondo gli animalisti che hanno provato a intervenite, si tratterebbe del “più grande massacro della stagione di caccia nell’arcipelago”, protettorato della Danimarca. Rosie Kunneke e Christophe Bondue di Sea Shepherd, organizzazione no-profit che si occupa della consevazione marina, sono stati arrestati dalla polizia locale mentre si accingevano a soccorrere gli animali spiaggiati. La Kunneke è stata buttata a terra con il viso spinto tra la sabbia e le rocce. Il “Grindadráp“, questo il nome con cui viene identificata la pratica, continua con l’avallo delle autorità danesi, nonostante l’Unione Europea sia contraria alla caccia ai cetacei e le sue leggi vietino questo tipo di pratiche. Poche ore dopo le scene documentate nel video pubblicato da Sea Shepherd, a Nólsoyarfirði altri 150 globicefali sono stati accerchiati da 40 imbarcazioni e uccisi lungo la costa. Un attivista di Sea Shepherd è stato arrestato mentre un altro ha filmato tutto. La polizia ha preteso che venissero calcellate le immagini in cambio della libertà del collega

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