Su una cosa Alexis Tsipras ha avuto ragione nel suo discorso di ieri in tv: “L’Europa non è più la stessa dopo quello che è successo. Le nostre idee ieri hanno perso, ma non è finita qui”. Cambiamenti (allaghì in greco) è la parola d’ordine nell’Atene che si affaccia, oggi, al voto parlamentare decisivo sulle prime misure del pacchetto salva-Grecia, nella consapevolezza che un attimo dopo la conta dei sì dei no il destino politico del primo governo di sinistra della storia di Grecia subirà un terremoto. Comunque vada.

Quella di ieri, per il 40enne ingegnere da 170 giorni premier, è stata un’altra giornata complicatissima, forse peggiore dell’Eurosummit fiume, perché dominata anche dalla rottura di rapporti personali, prima che politici. Le risposte all’intervista andata in onda sulla tv di Stato Ert appena riaperta (ma su cui pende la spada di Damocle dei possibili licenziamenti collettivi del memorandum) pare si sarebbero incrociate con la determinazione (e a tratti la contrarietà) di sua moglie Peristeri, figura di primissimo piano nell’inner circle di Tsipras. Al pari delle tre donne syrizee della prima ora, due delle quali sono già con un piede fuori dal partito, la presidente della Camera Zoì Kostantopoulou, il vice ministro Nadia Valavani, oltre alla governatrice dell’Attica Rena Dourou.

Da oggi per Syriza e per la Grecia si apre una nuova e decisiva partita. La strategia parlamentare di Tsipras, in parte, è quella sciorinata nell’intervista di ieri sera. Votare con qualsiasi maggioranza possibile il piano finanziario che “garantisce stabilità al Paese”, solo dopo si aprirà la stagione dei processi tutti interni a Koummoundourou con l’opzione elezioni anticipate in autunno sempre sul tavolo, e preceduta da un governo di unità nazionale. Ma la sensazione è che Tsipras abbia deciso di tagliare per sempre le “ali” a Syriza, sia con riferimento alla Piattaforma di Sinistra del ministro Panagiotis Lafazanis (attaccato anche ieri), sia alla presidente della Camera Kostantopoulou. Quando Tsipras dice apertamente che “ognuno si assume le proprie responsabilità” e “se non vorrà esserci in Aula ci sarà il suo vicepresidente”, raddoppia il solco ormai palese con gli integralisti di Syriza e soprattutto con chi incarnava la sua liaison con l’elettorato greco deluso da governi che, dal 2010 ad oggi, non hanno ottenuto benefici per la Grecia. Una tattica che avrà giocoforza anche dei riverberi sociali nel Paese, prima che partitici, come dimostra il fatto che il suo elettorato si senta oltremodo tradito.

Oggi dunque in Aula si replicherà plasticamente il voto del primo memorandum del novembre 2012, quando all’interno della Voulì i trecento deputati votarono un tomo di 400 pagine ricevuto in inglese solo un’ora prima, e all’esterno centomila greci (tra cui il compositore Mikis Theodorakis) lanciavano vasetti di yogurt contro il palazzo che incarnava, in quel frangente, la corruzione e l’accordo con la Troika. Prima però l’intero piano sarà vagliato dalla Commissione parlamentare (dalle ore 10 di oggi) che dovrà calendarizzare il voto. Due le opzioni: in caso di rapido ok della commissione, allora nel pomeriggio via alle dichiarazioni di voto e in serata le attese forche caudine parlamentari. Contrariamente il voto potrebbe anche slittare a domani mattina.

Ma al di là dell’esito del voto, con i sì che dovrebbero essere maggioranza grazie al soccorso dei 107 voti delle opposizioni, spicca la volontà imboccata dal premier di perseguire il dettato europeo, costi quel che costi in casa. E così dopo la defezione di ministri e deputati che non firmeranno il memorandum, sarà costretto ad un rimpasto con tutti dentro ma perdendo quella “purezza politica” guadagnata ed esibita in patria per il semplice fatto di non aver mai frequentato i palazzi del potere. Sullo sfondo l’ombra, pesante, di Yanis Varoufakis definito in tv “un buon economista ma un cattivo politico” che secondo alcuni rumors si starebbe preparando a catalizzare tutto il dissenso dell’elettorato ellenico: tanto verso Tsipras quanto verso la matrigna Ue.

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