“Fucilazione” per i corrotti: è l’emendamento choc proposto dal senatore di Gal, Lucio Barani, nel ddl anticorruzione contro il rischio di una prescrizione troppo lunga. Lo ha menzionato la senatrice del M5S, Paola Taverna, durante il suo intervento in Aula: “Queste porcate evitate di scriverle, perché c’è gente che si ammazza sul serio”. Durante il dibattito, qualche ora dopo, il senatore socialista, con l’immancabile garofano rosso nel taschino, ha spiegato che il suo era emendamento-parabola, un paradosso. “Voglio smontare la demagogia” – ha precisato – “e il falso populismo di questo disegno di legge. Anche un piccolo medico come me può fare critiche tecniche per evidenziare quanta superficialità ci sia nel ddl”. E sfodera una spiegazione medica: “La pena deve essere rapportata al reato, senza inutili e demagogici eccessi. Per un tumore maligno si chiede al medico la terapia e la prognosi. Come è possibile pensare che nella salute giuridica portiamo una prognosi a 20-25 anni? Abbiamo bisogno di tempi certi, come ci dice la Costituzione“. E ha aggiunto: “Possiamo permettere che un chirurgo operi dopo 20 anni da una diagnosi fatta? No. La salute giuridica, costituzionalmente con l’art.32, è uguale a quella sanitaria”. Barani ha poi puntualizzato: “Ecco perché ho fatto quell’emendamento provocatorio. A questo punto, frustiamoli, mettiamoli in piazza, a seconda che siano indagati o rinviati a giudizio. Voglio sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza che deve rivestire la prevenzione di simili reati piuttosto che la repressione nuda e cruda con l’innalzamento delle pene”. E ha concluso: “Qui non c’è il dualismo garantismo – giustizialismo. La prevalenza non può che essere del garantismo, perché la nostra Costituzione è garantista. I giustizialisti se ne tornino nella Russia di Stalin o nella Germania di Hitler” di Gisella Ruccia

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