Ecco la fotografia di Forza Italia. Alle 11,30 Silvio Berlusconi ha convocato l’ufficio di presidenza, l’organo che dirige il partito. Ma c’è almeno un assente illustre – come già accaduto in altre occasioni – sarà Raffaele Fitto, capo dei “dissidenti” che già nei giorni scorsi aveva chiesto l’azzeramento di tutti i vertici. E ora conferma questa richiesta in una conferenza stampa convocata in contemporanea con la riunione di Palazzo Grazioli: “Chiediamo l’azzeramento di tutte le cariche di partito e nei gruppi. In politica non si può essere uomini di tutte le stagioni”. Renato Brunetta ha messo a disposizione il proprio incarico da capogruppo a Montecitorio, lo stesso ha fatto Paolo Romani al Senato “ma sono state immediatamente respinte” racconta Altero Matteoli.

Intanto un’offerta di pace con i fittiani potrebbe passare dalle parole di Giovanni Toti, consigliere politico del capo: “Il patto del Nazareno così come lo avevamo interpretato fino ad oggi noi lo riteniamo rotto – dice – Il cammino delle riforme il governo ha già detto con grande chiarezza che proseguirà. Noi non ci sentiamo legati a condividere un percorso nel suo totale perché quel totale prevedeva un presupposto fondamentale che era: sulle istituzioni si sceglie insieme e dunque anche sul capo dello Stato”. Allo studio sarebbe anche, secondo alcune fonti di Forza Italia citate dall’AdnKronos, un documento che, sia pure in forma soft, prefigurerebbe la messa in mora dell’intesa con Matteo Renzi.

Il patto del Nazareno è uno dei “capi d’accusa” sollevati da Fitto. Serve, dice, la necessità di una “svolta attraverso un meccanismo democratico: congresso o primarie ne discuteremo”. Anzi, l’ex ministro va oltre: “Non riconosciamo la valenza politica, giuridica e statutaria” dell’ufficio di presidenza e la sua convocazione “non va certo nella direzione della richiesta di azzeramento degli organismi di partito”. “Noi restiamo in Forza Italia – assicura Fitto – ma apriamo con forza un confronto nel partito sulla linea politica e sul suo assetto”.

Gli incontri di ieri, 3 febbraio, a Palazzo Grazioli tra Berlusconi e Denis Verdini prima e Fitto poi non sono serviti a ricomporre le divisioni. Mentre il leader di Forza Italia conferma la fiducia a Verdini, il colloquio con l’europarlamentare a guida dei dissidenti azzurri si è dimostrato tutt’altro che di riconciliazione: un incontro “lungo e franco – lo ha definito l’europarlamentare – magari le opinioni non si incontrano ma Berlusconi ha bisogno di chi dice le cose con chiarezza. Questo è il tema”. E’ saltata intanto l’assemblea dei gruppi parlamentari che inizialmente era in programma alle 15, una decisione che potrebbe suggerire il tentativo di evitare lo “scontro finale” e far passare così le tensioni.

Ma i problemi non finiscono qui. Provoca polemiche all’interno del partito anche la decisione di riunire un “comitato ristretto”. L’ufficio di presidenza infatti è costituito da 30 componenti ufficiali (quelli invitati), ma di solito partecipano anche esponenti che hanno incarichi elettivi o di altro genere. E il fatto che questi ultimi non siano stati convocati fa arrabbiare perfino Michaela Biancofiore: “Vorrei comprendere chi ha partorito la convocazione odierna e frettolosa del comitato di presidenza di Forza Italia ristretto , che taglia fuori cioè tutte le persone – ivi compresa la sottoscritta – da sempre leali al Presidente e che hanno coscienza di quanti sacrifici costi il consenso e di cosa sia fare e vincere una campagna elettorale”. Berlusconi, tuttavia, ha spiegato durante la riunione di aver deciso di convocare un ufficio “ristretto” proprio per venire incontro alle osservazioni che ieri gli aveva fatto Fitto sulla legittimità dell’organismo.

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