Il giudice per l’udienza preliminare dell’inchiesta sull’Ilva, Wilma Gilli, ha accolto le principali richieste di costituzione di parte civile da parte di istituzioni, associazioni e soggetti fisici, tra cui quelle dei ministeri dell’Ambiente e della Salute, che hanno chiesto un risarcimento di 10 miliardi di euro ciascuno, della Regione Puglia, del Comune e la Provincia di Taranto, degli ambientalisti e anche dei Verdi. Proprio quest’ultimi hanno accolto la decisione del gup con un comunicato in cui scrivono che si tratta di “un fatto di grande importanza ed unico, che evidenzia il ruolo importante che i Verdi hanno avuto nella denuncia del disastro ambientale e sanitario di Taranto a tal punto di vedere accolta la costituzione di parte civile”.

All’udienza preliminare al Tribunale di Taranto sono intervenuti i soggetti per replicare alle eccezioni presentate nella scorsa udienza dagli avvocati di Ilva e di altri soggetti a giudizio. Gli imputati nell’inchiesta “Ambiente Svenduto” con accuse di diverso genere riguardo al presunto disastro ambientale da parte dell’Ilva e i successivi tentativi di insabbiamento sono 52, tra cui 49 persone fisiche e tre società. Tra le prime, anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata, amministratori e funzionari regionali e del ministero dell’Ambiente. Le parti offese indicate dai pubblici ministeri sono circa 286, ma oltre mille le richieste di costituzione di parte civile arrivate all’attenzione del giudice Gilli, la maggior parte delle quali sono state accettate dal gup. “La connessione tra comportamenti corruttivi e concussivi ai danni della popolazione e dell’ambiente – aggiungono i Verdi nel loro comunicato – sarà il nostro contributo per dare giustizia a Taranto e i suoi cittadini, liberarla dai veleni e garantire vita e futuro a generazioni presenti e future”.

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