Se due indizi fanno una prova, l’Italia di Antonio Conte è nata sotto i migliori auspici. Dopo l’esordio della settimana scorsa contro l’Olanda, gli azzurri vincono anche contro la Norvegia nel primo impegno ufficiale delle qualificazioni agli Europei del 2016. A Oslo finisce 2-0: punteggio secco, senza appello, mai in discussione in una partita che conta e non è un’amichevole. C’è tutto quel che basta (ed invero non è molto) per superare i padroni di casa e prendersi subito la vetta del Girone H. La coppia d’attacco, sopratutto: Zaza-Immobile, voluti fortemente dal ct per la loro gioventù e capacità di applicazione, a dispetto dei protagonismi del recente passato. Insieme funzionano a sincronismi perfetti: il primo viene incontro per il lavoro sporco, il secondo attacca la profondità. Com’era nel Bari, nel Siena, nella Juventus, com’è sempre stato nelle squadre di Conte.

La mano del tecnico leccese si vede già dopo una settimana di lavoro: non solo nella testa dei ragazzi, come nel debutto al San Nicola contro l’Olanda; adesso anche negli schemi. Poi conta pure la fortuna ed il talento. Una deviazione di un difensore avversario, il sinistro secco di Zaza, che trova la porta quasi sempre: oltre al gol dell’1-0 che indirizza la partita, anche una gran traversa in contropiede e un pallonetto delizioso salvato sulla linea nella ripresa. Per distacco il migliore in campo, la sua crescita è continua e esponenziale. Gli azzurri eseguono per novanta minuti i dettami del loro allenatore. A volte forse in maniera ancora un po’ forzata: in difesa Astori sembra leggermente a disagio nel modulo a tre e nella gestione del pallone. Qualche palla di troppo persa in ripartenza andrà eliminata. A centrocampo De Rossi è quasi perfetto, ma qualcosa manca. E del resto non potrebbe essere altrimenti, viste le assenze: Pirlo, Marchisio, Montolivo, con loro sarà diverso.

Anche perché Florenzi appare sempre più tornante e meno centrale, dopo un anno di impiego in fascia alla Roma con Rudi Garcia. Con Giaccherini prezioso ma impreciso, uno degli obiettivi per il futuro potrebbe essere trovare spazio a Verratti: se non con Pirlo (anche il ct ha ribadito i dubbi sulla convivenza fra i due), almeno senza. Ma per ora tutto gira a meraviglia: anche i cambi, anche Pasqual che torna in campo dopo l’esclusione dai Mondiali e in pochi secondi sforna l’assist per il raddoppio di testa di Bonucci. Il resto è controllo puro. Quanto alla Norvegia, poco da dire perché poco si è visto: Il ct Hogmo in nome della copertura e della densità ha deciso di rinunciare a Tarik Elyounoussi, marocchino naturalizzato che è anche il giocatore di maggior talento della nazionale nordica. La scelta non paga, e il suo ingresso nel secondo tempo non cambia le cose.

Tutto solo là davanti Joshua King, il “nuovo” Carew (idolo del calcio norvegese, con cui condivide le origini gambiane), è rimasto stritolato nelle maglie della difesa azzurra. Le uniche preoccupazioni sono arrivate in mischia, su angolo o lunghe rimesse laterali: quasi nulla a che vedere col calcio. Dai padroni di casa ci si poteva aspettare di più sul piano del ritmo e dell’agonismo. Ma del resto se la Norvegia non si qualifica ad una manifestazione internazionale da Euro 2000 una ragione ci sarà. Il nuovo format a 24 squadre, comunque, dà speranze persino a loro. E i norvegesi possono consolarsi con l’età media relativamente bassa della squadra, in cui almeno King e Stefan Johansen (centrocampista in forza al Celtic Glasgow) ha margini di miglioramento. Complice anche la mediocrità degli avversari, gli azzurri tornano da Oslo (dove non vincevano addirittura da 77 anni) con tre punti che iniziano a blindare la qualificazione. Il ct può stare tranquillo fino a novembre: ad ottobre le partite contro Azerbaijan (in casa) e Malta (in trasferta) promettono di essere poco più che allenamenti. L’occasione ideale per continuare a crescere. E diventare sempre più l’Italia di Antonio Conte.

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