La candidatura è arrivata praticamente insieme alla lettera di licenziamento. Pietro Marongiu, operaio del petrolchimico di Porto Torres con 42 anni di esperienza, portavoce della nota Isola dei cassintegrati, fa parte dell’esercito di circa 700 aspiranti consiglieri comunali a Sassari. Sostiene, con la lista civica Sassari bella dentro, il candidato sindaco Nicola Sanna del Pd, già assessore al Bilancio della giunta finora in carica.

Sulla tribolata vicenda sindacale dell’industria di pvc del Nord della Sardegna, dopo anni di continue iniziative, trattative, girandole di acquirenti poi scomparsi, è arrivata davvero la parola fine. Non è bastata l’occupazione simbolica dell’isola dell’Asinara, la protesta mediatica dell’Unico reality reale, come recitava lo slogan; né la solidarietà nazionale, né i libri, i film e le promesse di assessori e ministri. Agli 88 dipendenti rimasti, impiegati e dirigenti compresi, a metà aprile è arrivata la comunicazione firmata dal curatore fallimentare. La data ultima è il 7 luglio, poi c’è il tempo della mobilità, con la bella speranza del ricollocamento in Matrica, la joint venture tra Polimeri Europa (Eni) e Novamont, negli stabilimenti della cosiddetta ‘chimica verde’. Al momento otto operai sono stati assunti – racconta Marongiu al FattoQuotidiano.it – sei grazie a un’agenzia interinale. Tutti gli altri aspettano.

“Per me l’impegno politico è l’unico modo di continuare quel percorso iniziato nel 2010 – dice Marongiu – ora io sono troppo vecchio per lavorare, troppo giovane per andare in pensione. Ma ci sono gli altri ragazzi che hanno lottato con me e migliaia di disperati in cerca di lavoro”. Ha ancora fiducia nelle istituzioni e nelle politica, nonostante le promesse mancate, dell’ex giunta regionale Cappellacci e dei tanti Governi nazionali che si sono susseguiti. “Ci siamo sempre rivolti in modo bipartisan ai tempi dell’Isola dei cassintegrati: al centrodestra allora a capo della Regione per chiedere una soluzione che non è arrivata, mentre all’opposizione abbiamo chiesto di far la voce grossa per far valere le nostre ragioni. Tutti sono convinti di aver fatto bene, anche se evidentemente qualcosa è andato storto. Non siamo stati capaci, è chiaro. Ma ognuno deve e può fare la propria parte, ancora, e mi auguro che tutti la pensino così”. Sulla scelta di campo non ha dubbi: “Per me il centrosinistra è l’area naturale di collocamento, è da lì che ho sempre visto la difesa del lavoro dell’operaio”.

Sulle primarie al vetriolo, le uniche in Sardegna in vista delle Comunali, nessun commento: “Ma non è una risposta diplomatica – assicura Marongiu – è stata una gara democratica in cui ha vinto un candidato, Nicola Sanna. Per il resto non ho seguito granché”. Nella roccaforte Pd del Nord Sardegna in 10mila hanno partecipato alla scelta (tutta interna al partito) dell’aspirante primo cittadino dopo l’era di Gianfranco Ganau, durata due mandati. E si è andati pure al ballottaggio, decisivo a favore di Sanna, per appena 40 preferenze. E via con le schermaglie diventate fratricide tra le diverse fazioni. Tra i cosiddetti big influenti del partito che sostenevano la concorrente Angela Mameli e lo stesso Sanna a suon di interviste e post velenosi rivolti al senatore e segretario regionale Silvio Lai e a Giacomo Spissu. Fino alle dimissioni del coordinatore provinciale Pd Giuseppe Lorenzoni, a cui ora Ganau, diventato presidente del Consiglio regionale, e altri consiglieri chiedono di ritirarle. Il tempo stringe, ed è quasi pace. 

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