Sopra via Zagora, tra via Carso e via Podgora, nel quartiere delle gloriose battaglie non vinte ma nemmeno perse tra Caporetto e Vittorio Veneto, là dove ha vissuto mia madre per tutto il tempo che ha combattuto in magnanimo silenzio le sue, c’è una scalinatella che taglia il tornante e fa risparmiare un bel po’ di strada con sopportabile spesa di fiato. Sono un centinaio di gradini in pietra  serena e porfido, un’opera all’antica talmente ben fatta che ancora dura, anche se, morta lei, non ci ho più visto passare nessuno.

Mia madre andava sempre di fretta, si sa, ma tra aprile e settembre aveva la sua ragione speciale per salire di lì, visto che tra quei gradini fioriva la sua riserva personale di camomilla selvatica. Cespuglietti radi allignati tra le pietre dove il maestrale deposita granelli di buona terra che inala dai giardini d’intorno. Mia madre aveva sempre bisogno di un po’ di cimetti di camomilla per la sua segreta mistura di erbe che lessava assieme ai fagioli con l’occhietto per i giorni di magro. 

L’ultimo giorno dell’anno sono passato di lì, un gesto augurale, un voto, e ho trovato la camomilla inverosimilmente fiorita quattro mesi in anticipo. A casa, non volendo disturbare per così poco lo spirito della madre, ho chiesto lumi sulla camomilla, si fa così, a Wikipedia. Riporto il responso: Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale: * K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio. Ci sono giorni che mia madre mi manca più di quanto vorrei.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 6 gennaio 2014

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