Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni chiarisce che la chiusura della procedura Ue per deficit eccessivo è una priorità, ma le stime Ocse su questo punto “non hanno molta rilevanza”, non quanto “le stime che inducono la Commissione a orientarsi per la chiusura della procedura in modo positivo per l’Italia”. Il neo ministro, intervenuto alla presentazione del rapporto Ocse, ha chiarito che per poter utilizzare i margini di flessibilità consentiti dalle regole dell’Unione europea è “cruciale” l’uscita dell’Italia dalla procedura per il deficit eccessivo, che “può essere chiusa nelle prossime settimane, entro fine maggio, al massimo entro i primi di giugno”.

“Le condizioni sono tali da consentire all’Unione europea di chiudere la procedura”, ha spiegato, sottolineando che “sarebbe un importante riconoscimento per il  nostro Paese, a cui guardano con estrema attenzione i mercati finanziari e le agenzie di rating“. Aiuterebbe inoltre, secondo Saccomanni, a ridurre lo spread con effetti positivi anche sul sistema bancario. E “aprirebbe la possibilità di allentamento di vincoli come il patto di stabilità interno liberando fondi per 12 miliardi che darebbero stimolo a investimenti produttivi”.

Per quanto riguarda il lavoro, il neo ministro ha spiegato invece che “per gli esodati e per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga”, tra le “priorità” da affrontare, “non possono essere assunti provvedimenti improvvisati”. Tornando al rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, il ministro dell’Economia ha precisato che le stime dell’Ocse “danno una valutazione positiva”, ma “non tengono conto dell’impatto del decreto per la restituzione dei debiti della pubblica amministrazione” che ci sarà già nel 2013 e nel 2014.

Saccomanni ha avvertito infine che “l’incertezza, che a causa della politica ha pesato sull’economia italiana, è superata: abbiamo aperto una fase nuova che è importante per stemperare  la paralisi reciproca che ha reso la crisi più acuta”. Il neo ministro dell’Economia ha quindi detto che “proseguiamo con fermezza sulla strada delle riforme strutturali già iniziate” e che “il Paese ha messo le basi per sostenere una crescita più solida”, sottolineando come sia “ovvio che siamo in una fase nuova in cui dare corso ad azioni di politica economica”.

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