Più che quella dei giornalisti del Corriere della Sera, sul piano tagli della Rcs Mediagroup peserà la bocciature dell’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, che della società editrice è uno dei principali creditori. Oltre che azionista indiretto attraverso la partecipata Mediobanca, secondo socio del Corriere. “Da profano”, il piano industriale di Rcs Mediagroup “mi sembra un piano con un rischio di execution piuttosto alto”, ha detto il banchiere.

Per Ghizzoni il piano elaborato dal management guidato da Pietro Scott Jovane è “quindi da valutare con la massima attenzione, ma non l’ho visto nei dettagli. Siccome siamo passati tutti attraverso periodi di ristrutturazione, per vendere asset oggi non c’è un mercato facile. Credo che sia un piano molto ambizioso, ma con un certo rischio di esecuzione”.

Nelle scorse settimane Unicredit era stata contattata per la ristrutturazione del debito di Rcs che si avvicina a 900 milioni di euro ed è in mano, oltre che a Piazza Cordusio, a Intesa Sanpaolo e Ubi e scadrà alla fine di quest’anno. L’11 febbraio Jovane ha accelerato sul piano tagli, annunciando 800 esuberi e la vendita della storica sede del Corriere, proprio per dare un segnale concreto alle banche.

Anche perché sono loro l’unica strada che gli rimane: gli azionisti di Rcs non trovano un accordo sull’entità della ricapitalizzazione necessaria per sanare e rilanciare la società e sta prevalendo la corrente al ribasso che, dopo aver dimezzato la somma da mettere sul piatto portandola a quota 400 milioni, somma appena sufficiente a coprire le perdite del gruppo, vorrebbe addirittura scendere ancora. 

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