A proposito del rispetto delle norme sismiche, il progetto del Crescent di Salerno fa emergere “alcune carenze”. Carenze che però “è bene precisare, non denotano una manifesta deficienza delle opere, sia sotto il profilo della sicurezza che delle prestazioni, in quanto alcuna deficienza emerge dai risultati delle verifiche strutturali e geotecniche, come documentate nel progetto. Tuttavia, tali carenze – si afferma nel documento – non consentono un accertamento pieno di rispondenza del progetto alla normativa sismica vigente”.

A scriverlo un dirigente del Genio Civile di Ariano Irpino, il tecnico incaricato di una delle tre ‘superperizie’ in base alle quali il Consiglio di Stato sentenzierà se consentire il completamento dei lavori o imporre il definitivo stop della gigantesca mezzaluna dell’archistar Ricardo Bofill. L’edificio che dovrebbe sorgere di fronte al mare, in piazza della Libertà, alta circa 25 metri e ed estesa 300. “La più grande piazza di mare d’Europa, verranno da ogni luogo per ammirarla” secondo il suo principale sponsor, il sindaco Pd Vincenzo De Luca. Una ‘Punta Perotti’ campana da impedire a ogni costo, secondo l’associazione ambientalista “Italia nostra”, il comitato “No Crescent” e le associazioni ambientaliste che hanno inoltrato ricorsi ed esposti alla magistratura penale e amministrativa e stanno combattendo in tutte le sedi per fermarne la realizzazione.

Vicenda piena di colpi di scena, nelle aule di giustizia e fuori. C’è un’inchiesta della Procura di Salerno che vede indagato anche De Luca, c’è stata un’ordinanza di sospensione dei lavori (poi revocata) e a settembre, durante i lavori di risistemazione della piazza, rialzata di cinque metri per le esigenze del Crescent, si è aperta una crepa di 500 metri che ha fatto tremare gli ingegneri e messo a rischio il prosieguo delle opere. La Procura ha così aperto un altro fascicolo.

Nel linguaggio del diritto amministrativo, si chiamano ‘verificazioni’. In pratica sono perizie, che i magistrati amministrativi dispongono per dipanare questioni particolarmente complesse prima dell’udienza finale. In questo caso la Sesta Sezione del Consiglio di Stato presieduta da Giorgio Giovannini ne ha ordinate tre, al Genio Civile, al Settore Urbanistica della Regione Campania e all’Autorità di Bacino destra Sele. Ognuno chiamato a relazionare sulla conformità del progetto alla normativa del proprio settore di competenza: sismico, urbanistico e idrogeologico. Vengono prodotte al termine di un contradditorio tra le pa rti interessate al procedimento. Il cronista de ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare in anteprima la prima perizia depositata, quella del Genio Civile: 122 pagine che secondo le fonti ambientaliste che le hanno diffuse appaiono come una piccola vittoria delle loro tesi su quelle dell’azienda che sta realizzando i 90mila metri cubi di volumi tra appartamenti, negozi e box da piazzare sul mercato, la Crescent srl. Ovviamente questo lo valuteranno i giudici.

Il tecnico del Genio Civile esprime qualche perplessità sulla decisione di adottare per i negozi e l’area pubblica del progetto le prescrizioni sismiche per “costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti” e non quelle, più gravose, stabilite “per costruzioni dagli affollamenti significativi”. E sulla circostanza che la relazione idrogeologica allegata non sia firmata da un geologo, come prescrive la legge, ma da ingegneri. Nei prossimi giorni il Consiglio di Stato raccoglierà le altre due perizie – dovevano essere prodotte entro il 14 febbraio, ma la Regione Campania ha chiesto una proroga – e le analizzerà nella seduta del 26 marzo. Quella dedicata alla discussione. E alla parola fine, in un verso o nell’altro, sull’edificio più controverso della storia della seconda città della Campania.

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