il bacio - SiriaTammam Azzam è nato nel 1980 a Damasco. Si è laureato presso la Facoltà di Belle Arti con specializzazione in pittura a olio. Ha ottenuto un certificato di Belle Arti nel 2001 alla Al Kharif Acadamy, seguendo un corso tenuto da un famoso maestro siriano, Marwan Kassab Bashi.

Nel 2008 entra all’Ayyam Gallery e aderisce al progetto Shabab Ayyam Young Artists Programme. D’allora comincia a tenere mostre in giro: Damasco, Dubai e Beirut -solo per citarne alcune. Tammam lo scopro per caso, in internet. Ha disegnato, digitalmente, “il bacio” di Klimt su un muro segnato dai combattimenti in Siria.

Anche se quell’immagine, per il momento, è solo digitale suscita emozione. “I miei pezzi sono una composizione digitale di opere d’arte. Per me, si tratta di una idea per un progetto che ho promesso di completare in futuro. Ho deciso che porterò questi pezzi, come “il bacio”, alla vita, quando sarò in grado di ritornare in Siria. Solo allora dipingerò queste opere sui muri“.

Incuriosito, chiedo a Tammam di spiegarmi perchè ha scelto un’opera di Klimt. “Questo lavoro viene dalla serie ‘Il Museo siriano’, una collezione di opere che sto creando. Ho contrapposto le più famose opere dei più grandi maestri europei, come da Vinci, Matisse, Goya, Picasso, con la distruzione in Siria. Volevo creare un parallelo tra le più grandi conquiste dell’umanità e la distruzione che l’uomo è in in grado di infliggere. ‘Il Bacio’ mostra l’amore e il rapporto tra le persone, è l’ho contrapposto a un simbolo, come un muro distrutto, che rappresenta la capacità del popolo di odiare il regime“.

Tammam mi spiega che sono venti anni che disegna e che ha iniziato a lavorare con l’arte digitale circa un anno fa, quando ha perso il suo studio a Damasco. Mi dice che aveva bisogno di nuovi modi per esprimere se stesso e la tristezza che gli eventi in Siria gli procurano. Per lui, la sua arte e’ diventata una forma di protesta.

Quando gli chiedo se l’arte può salvare la Siria lui mi risponde “l’arte non può salvare la Siria. Nulla può salvarla se non la rivoluzione. L’arte serve a far mantenere la speranza per un futuro migliore e aiuterà a ricostruzione la Siria, a farla vivere”.

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