Chissà come si sente Pier Ferdy Casini a rischiare l’accusa di “mancaparola assoluto”, nuovo vilain della scena politica? È l’epiteto con cui l’ha minacciato il deposto monarca Silvio B.: mancaparola.

Mancaparola a lui, che era abituato a chiamarsi “ago della bilancia”, corteggiato a destra e a sinistra, in virtù di quel suo fortunato posto al centro, lo scranno più rassicurante del Palazzo. E che cos’è un Mancaparola? Uno che prima stava al governo con te, poi non ci è stato più e non si sa se ti dà una mano a tornarci. Il brutto è che non si è ritirato a vita privata, il mancaparola. È rimasto in campo, a giocare alla mina vagante.

Traditore? No, i traditori hanno profili più bassi e sgraziati, si muovono come anguille, parlano come Scilipoti. Casini no. Casini tace e dissente. Posta una gelida precisazione su Facebook per chiarire che il suo cavallo è il non-ancora-sputtanato Monti, non il già ultrabollito Berlusconi. Casini fa la faccia da moderato (sguardo enigmatico su cauto sorriso democristiano) e tutti tremano. A chi andrà il suo 6%? Ovunque vada non basterà per rendere questo Paese governabile. Ma questo è un problema nostro, purtroppo.

Il Fatto Quotidiano, 18 Novembre 2012

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