Del Veneto abbiamo parlato in un articolo recente. Dopo essere passati dalla Lombardia (di cui vi parlerò presto) ci siamo spostati in Sardegna, dove siamo rimasti per quasi due settimane. A seguire il resoconto di questo “soggiorno”. Nel frattempo io mi sono spostato in Liguria e da oggi sono in Trentino Alto Adige. Buona lettura!

BosaNon c’è niente da fare, la Sardegna mi strega. Dovevo restare lì una settimana e ne sono passate quasi due. E non volevo più andarmene! Sì, certo, il mare è stupendo, il clima estivo, paesaggi magnifici. Ma c’è molto, molto, di più.

Ci sono risorse archeologiche straordinarie, poco conosciute e spesso poco valorizzate. Ci sono sapori e odori forti, avvolgenti. C’è una vegetazione (quando viene lasciata libera di crescere) che si perde nell’infinito e riverbera in infinite sfumature di verde.

Ci sono i templi dedicati all’acqua, che sopravvivono dopo oltre 3000 anni. Ma soprattutto ci sono tante, tantissime persone che senza forse rendersene conto vivono e praticano il cambiamento.

Ovviamente ci sono anche grandissime difficoltà: la disoccupazione endemica, la crisi della pastorizia, le fabbriche che chiudono, lo spopolamento dei paesi, la lontananza con le altre terre. E poi una politica, quella italiana, che qui, più che altrove sembra aver dato il peggio di sé, agendo in un modo che definire “colonialista” è poco.

Le ricchezze della Sardegna, infatti, sono state valorizzate… ma non per i sardi. I minerali venivano estratti dai sardi e rivenduti altrove, il latte viene prodotto dai sardi e rivenduto altrove, e così via. Qui non veniva e non viene lasciato quasi niente. Ancora una volta ho avuto la conferma che il modello in cui viviamo, basato sulla crescita del Pil e sulla mercificazione dell’esistenza, alla lunga, produce solo miseria e che solo chi – per scelta o necessità – vive senza subirlo passivamente, riesce a muoversi dignitosamente in questo mondo.

Ed ecco le tante tantissime esperienze di cui parlavo all’inizio. Ragazzi giovani e meno giovani che stanno tornando a coltivare la terra con l’agricoltura sinergica, imprenditori biologici che si mettono in rete (nella provincia di Nuoro, ad esempio, è partito addirittura un mercatino del baratto e del dono), la rete Sardex (che in tre anni ha coinvolto 850 aziende dando dal lavorare a 15 persone a tempo indeterminato, 10 con partiva iva più i 5 soci ed ha avviato un circuito virtuoso che, se funzionerà, finirà con il valorizzare al meglio le imprese sarde, evitando gli sprechi e “sfruttando” il lavoro o le risorse che altrimenti andrebbero perse). E ancora l’esperienza di Edilana (evoluta poi anche in Edilatte, Edilterra e Ortolana): Daniela Ducato, osservando i nidi degli uccelli, ha messo a punto un utilizzo della lana nell’edilizia che permette di abbattere i costi, non inquinare, utilizzare risorse locali, creare occupazione, riciclare le eccedenze, ma soprattutto incentivare le relazioni.

Proprio quest’ultime si sono rivelate un tema centrale del dibattito sul futuro della Sardegna: da una parte mi veniva spiegato che per motivi storici e culturali il sardo tende a ed essere individualista e diffidente, dall’altro ho incontrato moltissime esperienze concrete di costruzione di rete e di relazioni che sembrano andare proprio nella direzione opposta. Da queste relazioni, può e deve ripartire la rinascita sarda.

Termina qui la prima parte del resoconto sul soggiorno in Sardegna.

Volete scoprire l’altra Italia? Venite con me sul sito del progetto.

Al termine del viaggio realizzerò un libro e un documentario che racchiuderanno questa esperienza.

Twitter: @danieltarozzi

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Impronta culturale, un cantiere di idee

prev
Articolo Successivo

Che fare del nostro corpo dopo la morte?

next