C’è spesso l’Italia nei momenti chiave dell’integrazione europea: agli albori, con la conferenza di Messina e la firma a Roma, il 25 marzo 1957, dei Trattati che istituivano le allora Comunità europee; alla metà degli Anni Ottanta, quando il Vertice di Milano segnò il rilancio del progetto europeo verso Maastricht e la moneta unica; e ora, con l’idea del premier Monti di un Vertice straordinario per contrastare l’anti-europeismo e l’euro-scetticismo crescenti nell’Unione.

Napolitano lo ispira, Monti lo propone, Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, lo accetta. E Alemanno s’allinea: “Il Campidoglio – dice – è il luogo migliore per ritrovare lo spirito originario dell’Unione che non deve essere né tecnocratico né monetario – con una stoccata all’euro, parlando di euro-scetticismo – … L’idea di Europa nata a Roma è un’idea di integrazione e solidarietà politica, sociale ed economica e spero che questo luogo aiuti i leader a ritrovarsi in questa comune origine”, aggiunge, già dimentico delle lotte della sua parte politica proprio contro l’integrazione e la solidarietà. Ma tant’è: in questa storia, Alemanno c’entra poco.

C’entrano di più le scelte e il timing: le scelte dei leader e il timing della riunione. Le scelte perché, se l’euro-scetticismo, anzi addirittura l’anti-europeismo è così tanto cresciuto negli ultimi anni, è certo colpa della crisi, ma anche delle scelte fatte per combatterla: molte, se non tutte, nel segno del rigore; poche, se non nessuna, nel segno della solidarietà. E da quando s’è cominciato a parlare davvero di crescita, la primavera scorsa,  molto s’è discusso e ancora poco s’è realizzato.

Il timing perché una riunione del genere va fatta presto, e non “entro il2014”, come dire di qui all’eternità, come afferma Van Rompuy, forse pensando che lì ci sarà un ingorgo istituzionale dell’Ue (elezioni del Parlamento e rinnovo della Commissione, oltre che fine del suo mandato) e che la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione sarà italiana.

Più della forma e del luogo, conta la sostanza: un Vertice straordinario va fatto non per addobbarlo di dichiarazioni di principio, che, per quanto condivisibili, rischiano di essere controproducenti, se non condite da impegni concreti e visibili, che avvicinino il progetto d’integrazione ai cittadini e ne rendano la democraticità più trasparente. L’elezione diretta o da parte del Parlamento europeo del presidente della Commissione e l’unificazione dei presidenti della Commissione e del Consiglio europei potrebbero esserne due simboli; il disegno di una Federazione politica che inglobi l’Unione economica e monetaria, per quanto complicato dal punto di vista dell’ingegneria istituzionale, potrebbe esserne il progetto.

“Siamo in una fase pericolosa”, nota Monti a Cernobbio, “perché “in Europa c’e molto populismo che mira a disintegrare anziché integrare”: Monti riprende idee già espresse al board del Ppe riunito a Firenze. “Proprio mentre la costruzione europea si perfeziona, le difficoltà relative all’Eurozona hanno messo in luce una grande, crescente e pericolosa sensibilità nelle opinioni pubbliche di vari Paesi con una tendenza all’antagonismo e al considerare in modo diverso da parte dei popoli del Nord Europa quelli del Sud e viceversa. Sono riemersi vecchi stereotipi e vecchie tensioni ed è paradossale e triste che in una fase in cui si sperava di completare l’integrazione si stia invece determinando un pericoloso fenomeno opposto con molti populismi che mirano alla dis-integrazione in quasi tutti gli stati membri” anche se “in misura diversa”.

A ben guardare, il momento può essere favorevole al rilancio dell’integrazione: le elezioni politiche in Olanda mercoledì 12 e quelle amministrative in Finlandia il mese prossimo dovrebbero vedere l’arretramento nei due Paesi di punte dell’euro-scetticismo, i movimenti locali xenofobi –in Olanda- e populisti –in Finlandia-. E gli ultimi sviluppi monetari, con le decisioni della Bce giovedì scorso, possono avere raffreddato per qualche tempo le ansie sull’euro e sulla crescita del debito da spread.

L’accento dell’azione delle istituzioni comunitarie e dei governi dell’Eurozona e dell’Ue potrebbe, dunque, passare dal controllo alla solidarietà –pensando alla Grecia-, dal risanamento allo sviluppo –pensando alla crescita e all’occupazione-. E, allora, i leader europei, riunendosi in Campidoglio, avrebbero qualcosa di convincente da mostrare ai loro cittadini: non solo belle parole, ma anche fatti e, magari, risultati.

Certo, a quel punto l’euro-scetticismo starebbe già dissolvendosi da solo. L’ideale, per essere certi del successo dell’incontro.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

“No, Herr Draghi, in questo modo lei non risana l’euro, ma lo fa ammalare!”

prev
Articolo Successivo

La Slovenia non è più “virtuosa”, pronta a chiedere aiuti a Bruxelles

next