Siamo in Calabria. Sole, mare, monti, paesaggi da Grand Tour. La Magna Grecia e la selva cantata dai latini, fino a Goethe e avanti. Quiete, purezza, democrazia. Trasparenza. La crisi è altrove, economica o morale. Non c’è niente di cui occuparsi, funziona tutto nella regione della Carta, all’estremo dell’Italia meridiana.

Chi insegue fantasmi può recarsi ovunque, ma non qui. La ‘ndrangheta s’è trasferita per morosità e la massoneria deviata è scomparsa, a forza di sbagliare percorso. È finita la politica di riciclati e riciclaggio: ora lo scarto si brucia, l’eccesso pure. Esistono i termovalorizzatori.

Qui tutto si consuma e tutto si trasforma, solo che, al contrario del principio di Lavoisier, ogni cosa si crea. La Calabria ha anticipato il compromesso Dc-Pci e ideato la truffa all’Unione europea, prima che questa gabbasse gli italiani.

Oggi, nella regione della Carta nasce da un vescovo la “reperela”, che è la replica a un articolo giornalistico mediante querela.

Vediamo come funziona. Tu virgoletti atti della procura e un interessato ti chiede di rimuovere tutto dal sito. Allora inviti a replicare, puntualizzi e poni domande precise. Vuoi capire, raccontare. A questo punto, soprattutto da un vescovo, ti aspetti risposte serene; specie dopo le ultime vicende in Vaticano. Assumi, quindi, che l’interlocutore sia a posto e nulla, pertanto, debba nascondere. Questi, invece, ti fa scrivere dall’avvocato che replicherà, ma nella sede propria; cioè, a suo avviso, l’autorità giudiziaria. Potrebbe anche essere una prerogativa vescovile, da sollevare un qualche conflitto di attribuzioni. Nel profondo dubbio, invito il lettore a commentare.

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