“Eh sì, è stat ‘na brutta storia. A quel ragazzetto ‘no squarcio ‘n panza…sacc’ quanti punti… Chill’atr ‘n cap…”. Peppiniello (detto o’curt per la statura, sulla settantina, faccia segnata dalle rughe, chioma biancastra fluente sulle spalle) racconta così, da par suo, l’ultima rissa tra clan napoletani, finita malissimo: due coltellate e altrettanti ricoveri al Pertini. “Poi, tutti trasferiti, compagni e amici. Giustamente! È roba che al penale non si è mai vista. E non ha dda succede”.

Sì perché la prima distinzione da fare è tra Case circondariali (giudiziari) e Case di reclusione (penali). Nelle prime ci sono principalmente persone in attesa di giudizio, per cui vale ancora la presunzione di innocenza e che tuttavia rappresentano la metà della popolazione detenuta. Sono ambienti agitati, gente inquieta e smaniosa, furfantelli e tossicodipendenti, tanti stranieri, tutti stipati in celle stracolme e chiuse ventidue ore al giorno. Pene brevi, pochi mesi da scontare, poco da perdere.

Nei penali “Ci amm’a fa la galera”, le pene sono lunghe e definitive, bisogna stare tranquilli, non prendere rapporti disciplinari per sperare di usufruire dei benefici di legge, e rimettere il naso fuori. Ci si arriva dopo un lungo percorso di espiazione in vari giudiziari di tutta Italia. E si è spediti fuori alla prima magagna.

“Questi droghetelli noi non li vulimm”. Interviene un rappresentante della malavita romana: “Ma come parli, io nun te capisco…a te che t’hanno accollato, zi’ Peppi’, n’abbacchio?” e fa cenno battendosi la mano dietro la spalla. “E cert’, tengo diversi pezzi ‘n cuoll…Io se dovessi arrubba’ non ci riesco: me sento na mano che me tira arret. E me metto scuorno. Ma se me dicono d’ammazza’ qualcuno, io lo sparo e po’ m’o pure magn”. Fatta questa “ammissione di innocenza”, Peppiniello torna a parlare delle ultime vicende: “è robb ‘i fora, scambi di droghe, sgarri e ripicche che si portano dietro e vengono a regolare i conti qua in galera”.

Effetti del sovraffollamento: nei penali non si era mai vista tanta confusione. Ognuno aveva la sua cella singola e approfittava delle tante iniziative offerte e delle tante ore in cui si può liberamente girare per le sezioni e nel grande giardino dell’aria verde. Ora i cameroni si sono riempiti come mai prima: per lo più, manovalanza della camorra, giovani, sbandati, analfabeti. Sì che persino a Peppiniello tocca sospirare: “Che vi devo dire, io non esco comunque, aggi’a muri’n galera, però speriamo che esce ‘na bella amnistia, così se caccia ‘nu poco de ‘sta fetenzìa”.

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