Ad un anno e mezzo dalla chiusura della filiale di Latina, Mercedes-Benz Roma abbassa anche la saracinesca dello stabilimento di Civitavecchia (inaugurato solo tre anni fa) e ripensa l’assetto dell’intera struttura della provincia di Roma, licenziando 188 lavoratori su 554. Che vanno così ad aggiungersi ai quasi 250 posti tagliati negli anni passati. “Quando nel 2010 firmammo l’ultimo accordo di riorganizzazione aziendale, dal quale scaturirono 120 posizioni lavorative in meno, l’azienda – ricorda il segretario romano della Fim Cisl Roberto Sopranzi – ci garantì che non avrebbe più fatto ricorso a nessun ammortizzatore”.

I costi di lavoro dei dipendenti però, per un’azienda che ha un passivo di circa 18 milioni di euro, sono ancora troppo alti. “Una perdita dovuta certamente anche ad una contrazione del mercato per via della crisi – ammettono i sindacati – ma principalmente legata ad una gestione superficiale della società”. In cinque anni, nella più grande realtà commerciale al mondo per Mercedes-Benz Cars (al di fuori ovviamente della Germania), si sono infatti avvicendati ben cinque amministratori delegati “ognuno con la sua cura perfetta per rilanciare l’azienda”.

Insomma il diktat della Daimler AG, la casa madre di Stoccarda che ha invece chiuso il 2011 con un utile di 6 miliardi di euro netti (+ 29% rispetto al 2010) è chiaro: per risanare il bilancio della società, controllata da Mercedes-Benz Italia, bisogna tagliare. Nel passivo di Mercedes-Benz Roma i 188 lavoratori, per i quali è stata aperta la procedura di mobilità pesano solo per circa 4 milioni di euro (1.000-1.200 euro lo stipendio medio di un singolo operaio). “Non ci dicono però – continua il segretario romano della Fim Cisl – in che modo intendono far fronte alla perdita dei restanti 13 milioni di euro, in che modo verrà rilanciato il piano industriale. A questo punto anche per chi resta, e ad oggi non si sa ancora, non c’è nessuna garanzia”.

Ad avere la certezza di rimanere a casa infatti sono solo i 30 dipendenti del punto di Civitavecchia, che il prossimo 15 marzo chiuderà inesorabilmente. Un sito, quello collocato a ridosso del principale porto del Lazio, studiato con attenzione dall’allora amministratore delegato di Mercedes-Benz Roma Thomas Anger e, fino all’anno scorso, considerato strategico. Quello stabilimento sarebbe potuto diventare addirittura il punto logistico per lo stoccaggio e la distribuzione di tutte le automobili e i veicoli commerciali (medi e pesanti) della casa automobilistica tedesca destinati al mercato del Mediterraneo.

I nomi degli altri circa 160 lavoratori destinati ad uscire dall’azienda, invece, non ci sono ancora. Al momento sono state individuate solo le posizioni in cui risultano degli esuberi: tutte (dirigenti, operai, meccanici e addetti alle vendite). Una situazione che tiene sulle spine gli oltre 500 lavoratori delle undici sedi di Roma e di quella di Viterbo. Qualcuno di loro potrebbe essere riassorbito all’interno dell’attività di Mercedes-Benz Italia. Questo è quanto hanno lasciato intendere i vertici dell’azienda, nel corso dell’incontro di ieri con i sindacati. Dal quale è uscita anche l’ipotesi dell’utilizzo, oltre alla mobilità, di altri strumenti. Finalizzati comunque all’uscita di 188 persone.

I sindacati però non ci stanno. “Non accettiamo nessun diktat da Stoccarda – dicono. E’ intollerabile pensare ad un rilancio aziendale tagliando i costi del personale”. E annunciano: “Porteremo la vertenza a livello nazionale”.

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