Dopo fiumi di  inchiostro digitale versati a parlare di Umarells, di Bologna e dei bolognesi che cambiano e si trasformano in non si sa bene cosa, vi segnalo  una nuova categoria di individui da tenere sott’occhio che magari vi erano sfuggiti: gli adultolescenti (adulti anagrafici ma adolescenti nello stile di vita e nelle aspettative).
A loro ho deciso di dedicare la mia ultima fatica letteraria CI MERITIAMO TUTTO®, il mio quarto libro, questa volta un romanzo molto diverso dalle opere precedenti, ricco di personaggi ordinari, di gente che vive la propria quotidianità nel migliore dei modi possibili, persone dai sentimenti straordinari, eroi dei nostri tempi da pochi anni alle prese con la crisi e tutte le sue molteplici sfaccettature.

Adultolescente non è una parola che ho inventato io, come del resto non ho inventato neppure la parola Umarell, adultolescente è un vocabolo preso in prestito per analizzare  e romanzare le vicissitudini di questa vastissima fetta di popolazione “giovanile” che va dai 27 ai 48 anni (anno più, anno meno),  i protagonisti del prossimo futuro.

Si, ma quale futuro? Se lo chiede il quarantenne adultolescente  Mario Zanardi, l’eroe romantico del mio romanzo esistenziale sulla generazione dei “nuovi precari” e sulla fine dell’era del posto fisso ambientato in una  Bologna del passato avvolta dalla canicola estiva.  In quegli anni Zanardi lavorava con contratto a tempo indeterminato presso una ditta, la  Nulla Spa®, che garantiva a lui e ai suoi colleghi una serie di sicurezze e di benefit che gli permettevano addirittura di progettare un radioso futuro preconfezionato.
Poteva durare tutto questo? La risposta è no, mi dispiace.

Nell’afosa e umida Bologna del 2006, Mario ci racconta con apparente cinismo e attitudine dissacratoria le sue giornate sicure ai bei tempi in cui la parola crisi non la pronunciava nessuno

Ore 07.15
Risveglio/colazione/cacca.

Ore 07.58
Tragitto casa-lavoro.

Ore 08.31
Timbro e impreco.

Ore 09.00
Svogliatamente inizia il mestieruccio.

Ore 10.30
Coffi brec davanti al monolite a parlare di niente con persone che frequento forzatamente e di malavoglia.

E così, in attesa delle 18, cinque giorni su sette, poi la vita: la birrettina con gli amici, il uichend al mare,  il concertone a Imola, la festa a Marina di Ravenna, le uscite con belle ragazze e tanto altro. Un’esistenza tranquilla, senza troppi scossoni, in attesa della pensione (a Mario mancano solo 10875 giorni) pensando alla ragazza che ti ha “mollato”.
Poteva durare tutto questo? La risposta è no, mi dispiace, ma per molti dei protagonisti del romanzo la chiusura della Nulla Spa® sarà l’occasione per dare una svolta alla propria vita.
Se lo meritano.
Buona lettura.

Ah, il libro esce nelle libreire e nelle ibuccherie mercoledì 22 febbraio 2012

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