La libidine iperliberista è sicura fonte di eccitazione. Il liberismo (nelle varie sottodeclinazioni di neo, ultra, vetero, iper) pare una specie di Viagra per la vis polemica che si scatena sul web. Per rispondere degnamente a tutti, spingendo l’eccitazione a livelli da liceali in gita (nonostante la mancata liberalizzazione dei farmaci di fascia C) ecco a voi un secondo post iperliberista. Una raccomandazione prima di proseguire nella lettura: non prendete sottogamba gli effetti collaterali. Se avvertite l’impulso irrefrenabile di cianciare sul pareggio di bilancio mafioso o sul signoraggio consultate uno specialista.

Riprendendo un caso illustrato da Marco Esposito su NoisefromAmerika, il blog precedente era dedicato a chi crede che in Italia una ventata “neo-liberista” abbia dettato legislazione e politica economica travolgendo regole e diritti. Tanto per cominciare, oltre il 50% dell’economia italiana è controllata direttamente dalla mano pubblica ed è una percentuale in continua crescita. In Italia poi i liberisti sono una rarità etnica e non hanno quasi mai avuto ruoli decisionali in politica (provate ad indicare più di uno o due nomi dai tempi di Einaudi). Infatti nei decenni trascorsi la congerie di leggi, leggine, decreti e circolari emanate a getto continuo in tutti gli ambiti è sterminata. Senza una bolgia di permessi e nullaosta (spesso in contrasto l’uno con l’altro) oggi non si arriva a piantare nemmeno un pero in giardino.

Quindi, per chi non avesse colto il senso, il blog precedente non invocava la soppressione delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro o l’abolizione delle procedure per la richiesta di brevetti. Intendeva illustrare la serie di adempimenti normativi (e i costi) per aprire una fabbrica. Lungi dall’essere stati aboliti (come paventano gli ossessionati dal liberismo) sono stati intensificati (che siano stati indotti da direttive europee non cambia la questione). Pertanto chi paventa l’azzeramento di regole e limiti in nome del lassez faire può verificare l’elenco delle leggi e dormire sereno. Voglio sottolineare che non ho espresso alcun giudizio sul fatto che siano o meno provvedimenti adeguati a garantire la sicurezza in fabbrica o qualsiasi altro meritorio obiettivo. Lascio giudicare agli esperti.

Ma se di questa orgia di liberismo ci sono scarse tracce da dove trae alimento la vulgata? E’ l’atteggiamento speculare a quello dei berlusconiani inebetiti dalle intemerate sui comunisti e sull’Italia governata dalla sinistra o i galantuomini perseguitati dalle toghe rosse (il commento di Emil in materia è splendido).

Insomma una realtà distorta da chi caracollando in sella al proprio Ronzinante pseudo-ideologico si lancia contro i mulini a vento del “neo-liberismo” o del “comunismo”. Fregole sul capitalismo assassino e sui bambini bolliti dai comunisti hanno origini comuni. Senza scomodare il compianto Sigmund fa parte del transfert autoassolutorio e autorassicurante con cui gli Italiani risalgono con l’eterno passo felpato del Gattopardo i meandri limacciosi delle coscienze. Prima tutti fascisti, poi tutti antifascisti. Spariti democristiani e socialisti durante Mani Pulite (anzi trasformatisi in lanciatori di monetine). Riciclati con Di Pietro i mastelliani. Poi una nuova folata di conformismo e il popolo dei fax si indigna per il giustizialismo, il leghisti cn il cappio al vento diventano il puntello delle cricche nella Roma ladrona. Nella nebulizzazione delle responsabilità è sempre colpa di qualcun altro, meglio se non identificabile con nome e cognome, meglio se definibile a forza di slogan, così si eccitano anche le fantasticherie su oscuri complotti che magnetizzano l’immaginazione dei grulli, fieri del proprio intuito superiore.

Considerazione finale: molti commenti identificano il liberismo con l’aspirazione ad azzerare le regole o addirittura l’istigazione a violarle. Al contrario, per i liberisti tout court il rigore delle regole, la solidità della legge e la difesa dei diritti individuali non solo sono concetti imprescindibili e non negoziabili, ma costituiscono le travi portanti dell’economia e della società. In altri termini, per i liberisti la legge e la sua applicazione puntuale ed imparziale protegge i cittadini ed i risparmiatori dai soprusi di chi esercita il potere ed è incline ad abusarne per i propri fini.

La certezza del diritto, perno delle relazioni economiche e garanzia delle libertà individuali, è meglio garantita quando le leggi sono poche, chiare, stabili e coerenti. Quando invece proliferano provvedimenti ambigui, oscuri, contradditori, i cui articoli rimandano ad altre norme indecifrabili, il cittadino diventa suddito, l’illegalità assurge a modello di vita e la corruzione si diffonde perché dove il diritto è incerto, proliferano il privilegio e l’arbitrio. Entrambi facili da mettere all’asta.