Il presidente siriano Bashar al Assad

Se i paesi occidentali dovessero intervenire sarebbe un “terremoto” e la Siria sarebbe trasformata in “un altro Afghanistan”. Lo ha detto il presidente Bashar al Assad in un’intervista – una delle pochissime – rilasciata al Sunday Telegraph. E’ secca la risposta di Damasco alle accuse lanciate dalla comunità internazionale che ha criticato la sanguinosa repressione messa in atto da Assad nei confronti del movimento per la democrazia e per le riforme: oltre 3mila persone uccise dallo scorso marzo, in un Paese dove l’ingresso ai giornalisti è precluso.

Ma il dittatore siriano parla di “azioni delle forze di sicurezza” poste in essere “solo per colpire i terroristi”. Le parole del leader siriano suonano come una minaccia: il suo Paese è “una faglia sismica e se si mettono a scuotere il suolo qui si provocherà un terremoto. Ogni problema in Siria farà bruciare l’intera regione”, ha detto. Poi, rivolgendosi all’Europa e alla comunità internazionale ha aggiunto: “Volete vedere un altro Afghanistan o decine di altri Afghanistan?”

Nel Paese, però, la tensione è già altissima: la rivolta scoppiata sull’onda della primavera araba continua ad essere repressa nel sangue, e nell’ultimo fine settimana di ottobre sono state uccise sessanta persone. Quarantaquattro sono state uccise sabato dalla polizia, che ha aperto il fuoco sulla folla scesa in piazza dopo la preghiera del pomeriggio.

Domenica altre venti sono morte nel corso dei durissimi scontri tra esercito e disertori. Con le forze militari si stanno consumando durissimi scontri e c’è chi riferisce che nel Paese si sta formando un esercito parallelo antigovernativo. Anche i ministri degli esteri della Lega Araba hanno invitato Assad a mettere fine agli spargimenti di sangue. Ma il Presidente per ora ha ignorato gli appelli, invocando l’appoggio di Mosca. La Russia è infatti storica alleata della Siria, che continua a difendere in seno al consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, bloccando sistematicamente le sanzioni contro Damasco. Ma circa un mese fa anche dal presidente russo, Dmitry Medvedev, era arrivato un monito nei confronti di Assad affinché avviasse le riforme oppure cedesse il potere.