Giornalisti pagati dai due ai cinque euro a pezzo, stagisti che hanno rinunciato per sempre alla loro dignità, con la speranza di ricevere la giusta pacca sulla spalla?

Il quotidiano inglese The Independent riprende la vicenda della stagista insultata per aver semplicemente preteso il dovuto. Sempre i soliti inglesi, direte voi, ben felici di sparare a zero sul nostro paese, dimenticandosi magari dei propri scheletri nell’armadio. Nessuna “società della frusta” all’ombra di Buckingham Palace?

Non proprio, ma quasi. Anche allo stesso Independent si effettuano stage gratuiti. La durata massima per quella che si chiama work experience è però di due settimane. La work experience è cosa ben diversa da stage o internship, ed è di norma effettuata da studenti iscritti a una università o un master.

Se il periodo di lavoro gratuito supera il mese, il sindacato – che qui rappresenta anche gli aspiranti giornalisti, gli studenti – invita il giovane a rivendicare il salario che gli spetta di diritto denunciando il proprio datore di lavoro. Il salario, in questo caso, è pari a £232 sterline a settimana per uno stage full-time. La campagna, chiamata Cashback for Interns, si basa su una sentenza che ha riconosciuto il diritto dello schiavo a percepire il minimo sindacale, abbia egli accettato o meno di lavorare a titolo gratuito. Se lo stagista riesce a fare arrivare ‘il pezzo in pagina’, ha diritto a un compenso: pubblicare e non essere pagati è motivo di profonda riprovazione, nel Regno Unito. Ciononostante, gli scandali esistono anche in Inghilterra, eccome.

Letture consigliate da Italiadallestero prima di andare a letto: Intern Nation di Ross Perlin, lo stagista più famoso al mondo per aver condotto un’inchiesta sulla pratica che sta distruggendo ‘ciò che è rimasto del praticantato, del duro lavoro e del diritto a una onesta retribuzione.’
Campagne da abbracciare prima di andare a letto: Internocracy, fondata da giovani attivisti londinesi, che si propone di ‘abbassare le barriere e alzare il profilo degli stage, facendone finalmente una molla per la mobilità sociale.”

di Lillo Montalto Monella e Gianluca Mezzofiore

La stagista, la rivista d’arte, e il segreto italiano dello “sfruttamento”
Pubblicato il 19 ottobre 2011
Autore: Michael Day
Testata: The Independent
Traduzione a cura di Caterina Mirijello per Italiadallestero.info

Il direttore della rivista ha reagito con rabbia alla polemica riguardo l’assenza di retribuzione e di prospettive lavorative

Un battibecco insolito, tra il direttore di una delle più prestigiose riviste italiane e una giovane in cerca di lavoro, ha fatto luce su uno dei segreti italiani più oscuri: il sistema “Dickensiano” degli stage, in cui molti giovani lavorano senza sosta e senza paga, per essere poi cacciati fuori prima di poter aspirare all’assunzione.

Quando la giovane e altamente qualificata Caterina ha osato chiedere le ragioni per le quali dovesse effettuare uno stage o un’esperienza lavorativa senza percepire alcuna retribuzione dalla famosa rivista di arte contemporanea Flash Art, la risposta del direttore della rivista, Giancarlo Politi, è arrivata nella forma di una serie di vivaci insulti.

Lo scambio di email è apparso su siti internet e blog, creando indignazione ed evidenziando la disperata situazione di centinaia di migliaia di giovani italiani alla ricerca di lavoro, che si prestano a innumerevoli stage senza essere mai assunti. Caterina ha chiesto al Sig. Politi perché “i miei genitori dovrebbero pagare affinché io lavori per lei” e la risposta di Politi è stata che un buon lavoro “è un lusso” e che la ragazza dovrebbe chiedere sussidi allo Stato.

Quando Caterina ha fatto notare le sue capacità linguistiche, il Sig. Politi ha replicato che “ora anche le mign… sanno parlare quattro lingue…” e le ha suggerito di cercare lavoro da McDonald’s.

Politi ha rifiutato di rispondere alle domande dell’Indipendent, ma in una replica successiva su internet ha specificato che la sua interlocutrice aveva avuto un atteggiamento “particolarmente aggressivo e subdolo”, e ha porto le sue scuse per i commenti sulle capacità linguistiche delle prostitute. Inoltre ha aggiunto che le possibilità di assunzione dopo uno stage presso Flash Art, da lui stesso definito come “una splendida realtà; un universo d’arte”, sono “quasi certe”.

Sembra, però, che anche le persone assunte dalla rivista non possano contare su una retribuzione. L’Indipendent ha parlato con una persona che è stata assunta questa estate presso la rivista Flash Art, senza percepire alcuna retribuzione durante il periodo di prova di due mesi. Dopo aver superato brillantemente questa fase, il ragazzo ha continuato a lavorare, anche se gli è stato precisato che per il mese successivo non c’erano sufficienti fondi per retribuirlo.

“Certamente è immorale”, ha detto il ragazzo. “Se non hanno le risorse per retribuire lo staff di cui hanno bisogno, non dovrebbero essere in affari. Ma non è l’unica azienda a comportarsi cosi”.

La polemica di
Flash Art è nata dalla richiesta della rivista di assumere nuovi tirocinanti per un periodo tra gli 8 e i 10 mesi, nonostante la legge italiana definisca illegale un tirocinio la cui durata superi i 6 mesi.

Stefano Fassina, portavoce del settore economia e lavoro del Partito Democratico, ha affermato: “Questo sfruttamento è presente ovunque”. Il suo partito è alla ricerca di tirocinanti, con una paga di €400 al mese, oltre alle spese.