“I voti sono voti”. Maurizio Lupi, incassata la fiducia, ironizza con Rosy Bindi. Che lo sorprende: “No, gli stronzi sono stronzi”. L’oggetto dello sfogo sono i cinque Radicali, eletti nelle file del Pd, che secondo il presidente dell’assemblea del Pd, sono entrati in aula determinando il numero legale e quindi rendendo valide le operazioni di voto. Loro negano e minacciano querele. E di fatto per tutto il giorno si rincorrono calcoli e ricostruzioni contrastanti. E’ comunque Pierluigi Bersani a fissare il punto: “I Radicali non sono stati determinanti e noi abbiamo altro da fare, loro sono autosospesi da tempo”. Quindi a prescindere dalla responsabilità che i deputati di Pannella hanno sul voto di fiducia, rimane che non hanno rispettato l’accordo raggiunto con tutta l’opposizione la sera precedente: aspettare la prima chiama e valutare solo dopo se entrare in aula.

Secondo i numeri, comunque, i Radicali hanno creato una sorta di “effetto traino” per quota 315. Il primo deputato che ha votato è stato Marco Beltrandi, per 298esimo. Dopo di lui ci sono stati gli altri voti radicali e 14 della maggioranza.

Il primo radicale a votare, Beltrandi, è stato il 298/esimo , quando cioè ancora non c’era il numero legale (che era di 315). Dopo di lui hanno votato altri tre radicali: Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni e Maurizio Turco. Poi hanno votato 14 parlamentari della maggioranza:Ravetto, Razzi, Ripetti, Rivolta, Roccela, Romano, Romele, Ronchi, Rondini, Rossi, Rossi, Russo, Rugolo e Saglia. Dopo questo gruppo hanno votato gli altri radicali Matteo Mecacci e Elisabetta Zamparutti e i due nelle minoranze linguistiche Brugger e Zeller. Dopo questi ultimi, è stato il turno di Saltamartini e Sammarco, entrambi del centrodestra, e così si è chiusa la prima chiama con 315 si e sette no.

L’altro indeciso Michele Pisacane (Pt) ha risposto solo alla seconda chiama. Se già ieri tra il Pd e il movimento dei Radicali (presenti nell’aula della Camera per ascoltare il discorso di Silvio Berlusconi) qualcuno aveva intravisto un diffuso malumore, quel che è accaduto oggi rischia di compromettere seriamente la coesistenza delle due fazioni politiche nello stesso gruppo parlamentare. Il tentativo delle opposizioni di impedire il raggiungimento del numero legale per la votazione, infatti, è naufragato anche per la scelta dei seguaci di Pannella e Bonino di partecipare alla chiama. E nonostante un Dario Franceschini nelle vesti del riappacificatore – “non sono stati determinanti”, ha detto il capogruppo del Pd alla Camera – c’è chi non accetta scuse e va giù pesante. A partire dal deputato democratico, Enrico Farinone, vicepresidente della commissione Affari europei, da sempre contro l’inclusione dei Radicali nelle liste del Pd “perché contradditoria con la presenza nel partito di noi ex Popolari, che del Pd siamo co-fondatori. Quello è stato il peccato originale”, ha detto Farinone rilanciando l’incompatibilità tra “la nostra cultura e quella radicale. Non si può stare insieme nello stesso gruppo parlamentare”.

Già in aula Giovanna Melandri, Rosa Calipari e Rolando Nannicini si erano scagliati contro Marco Beltrandi, Rosa Farina Coscioni e Maurizio Turco dando vita ad una discussione dai toni abbastanza accesi e scatenando una serie di polemiche arrivata fino a casa Italia dei valori. Una spallata ai Radicali, infatti, è arrivata pure dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro. “Il governo non c’è più – ha detto l’ex magistrato – non ha una maggioranza politica, ma solo numerica ed è dovuta al fatto che i Radicali hanno cercato la loro visibilità”, ha detto. “Ci sono momenti in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità – ha sottolineato Di Pietro – e questo i Radicali lo hanno dimenticato. Li rispetto ma non condivido il loro comportamento”. Furibonda la reazione di Rosy Bindi che, rispondendo a Maurizio Lupi e al suo “i voti sono voti, avevamo già la maggioranza”, ha replicato con un “No, gli stronzi sono stronzi”, riferendosi probabilmente ai Radicali. A difesa della scelta “radicale” è intervenuto Maurizio Turco. “Abbiamo deciso di partecipare al voto per gli stessi motivi per i quali avevamo partecipato ai lavori d’aula di ieri – ha detto il deputato – e cioè il rispetto delle istituzioni e della funzione parlamentare. Come sempre, da sempre”. E sui numeri ha voluto ribadire come “i radicali non sono stati in alcun modo determinanti: né al raggiungimento del quorum né a quello della fiducia. Al contrario dei due deputati del Pd e dei due deputati dell’Idv passati alla maggioranza da qualche mese”. Le conclusioni, però, le ha tirate Rosy Bindi in Transatlantico poco dopo il voto: “I Radicali hanno seguito una strada che non è più la nostra. Mi pare evidente che dopo le vicende di questi giorni sono fuori dal nostro gruppo”.

Articolo aggiornato alle ore 21.06

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