Il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano

Il primo dice: “Senti ci vediamo…alle dodici in studio?”. L’altro risponde: “Eh…concreto sei?”. La risposta: “Si è logico se no non ti faccio venire”. Poi aggiunge: “Fai venire pure Saverio così do un inca..un compito”. E’ la mattina del 28 febbraio 2004. E a parlare di “concretezza” sono Gianni Lapis, affermato tributarista palermitano, e Salvatore Cintola, all’epoca deputato regionale all’Assemblea regionale siciliana. Mentre il “Saverio” che Lapis chiede di poter vedere nella stessa occasione è Saverio Romano, attuale Ministro per le politiche agricole che in quel momento era deputato nazionale dell’Udc. La “concretezza” sarebbe la “percezione di somme di denaro contante che l’onorevole Romano avrebbe in più occasioni ricevuto da Lapis”.

In cambio l’attuale Ministro dell’Agricoltura avrebbe intrattenuto con Lapis “uno stabile rapporto di messa a disposizione delle funzioni pubbliche esercitate in favore degli interessi delle società riconducibili” al tributarista palermitano. Ovvero le aziende del gruppo Gas spa, l’azienda di fornitura energetica riconducibile a Lapis e “a Massimo Ciancimino, e in precedenza al padre di quest’ultimo, l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito che la gestì sempre nell’interesse di Cosa Nostra”. Questo scrive il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini che ha definito decisive queste telefonate e che proprio oggi ha trasmesso gli atti delle intercettazioni su Saverio Romano alla Camera dei Deputati, che dovrà decidere sulla loro utilizzabilità all’interno dell’inchiesta in cui il Ministro dell’Agricoltura è accusato di corruzione aggravata.

Le intercettazioni che riguardano l’ex delfino di Totò Cuffaro sono circa una quarantina. Chiamate tra lui e Lapis, registrate tra il 2003 e il 2004 e rimaste “sepolte” in archivio fino a quando i sostituti procuratori delle Dda di Palermo Nino Di Matteo e Sergio Demontis le hanno recuperate, allegandole all’inchiesta su Lapis e Ciancimino. E se Romano si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio a cui è stato sottoposto durante le indagini, al contrario le dichiarazioni del tributarista e del figlio di don Vito Ciancimino sono state importanti per ricostruire la presunta attività corruttiva messa in pratica nell’interesse della Gas spa attorno alla quale, secondo il giudice, è nato “un sistema di pervicace perversità” finalizzato a favorire la società.

Un sistema che Morosini descrive così: “I politici gestiscono il flusso della spesa pubblica e le autorizzazioni amministrative; gli imprenditori si occupano della gestione dell’accesso al mercato; i mafiosi riciclano capitali, partecipano agli affari e mettono a disposizione la forza materiale per rimuovere gli ostacoli che non è possibile rimuovere con metodi legali”. In pratica, secondo il gip, Romano avrebbe fatto parte “di una sorta di comitato d’affari dove si collegano le condotte di imprenditori spregiudicati, liberi professionisti a libro paga, amministratori corrotti, politici senza scrupoli votati ad una raccolta del consenso senza regole”.

Tra Romano e Lapis si era infatti instaurato “un rapporto di stabile disponibilità” . Evidenziato, tra le altre, anche dall’intercettazione del 3 dicembre 2003, quando – durante l’approvazione della Finanziaria del 2004 – Lapis chiama Romano (che è a Montecitorio) chiedendogli di apportare modifiche favorevoli alle sue società all’interno di un emendamento. L’allora deputato dell’Udc si mette subito a disposizione per assecondare le richieste di Lapis, “addirittura chiedendo al proprio interlocutore – spiega il giudice – di specificare per iscritto e di inviare a mezzo telefax la versione corretta dell’emendamento”.

Ecco l’intercettazione:

Lapis: “c’è un emendamento che è stato presentato mi sembra stamattina”.

Saverio: “sì, chi l’ha presentato?”.

Lapis: “sembra…non…non lo sappiamo…l’ha presentato per conto delle municipalizzate…per il metano”.

Saverio: “sì”.

Lapis: “eh…siccome vorremmo capire cos’è per..e non dovrebbe interessare il settore privato…quindi…in tutti i casi…se passa dovreste integrarlo..che non riguarda il settore privato”.

Saverio: “ah ho capito”.

Lapis: “a salvo leggi regionali nostre”.

Saverio: “comunque…”.

Lapis: “perché va specificato meglio questo emendamento..”.

Saverio: “Eh fai una cosa mandami un fax..”.

Lapis: “Ti mando un fax e..”.

Saverio: “Al numero di Roma…06…”.

Una sorta di potere legislativo delegato a Lapis, che si sarebbe poi sdebitato successivamente. Il 18 gennaio 2004 infatti Massimo Ciancimino consegna a Lapis 1.330.000 euro, prelevati due giorni prima dal conto “Mignon” presso il Credit Lyonnais, intestato al suo avvocato Giorgio Ghiron. Denaro che Lapis avrebbe destinato, oltre a Romano e a Cintola, anche all’ex presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro – attualmente detenuto per una condanna a 7 anni per favoreggiamento a Cosa Nostra – e al senatore del Pdl Carlo Vizzini – coinvolto in 25 intercettazioni sulle quali Morosini deciderà nei prossimi giorni.

L’incontro in cui Lapis avrebbe consegnato la tranche della presunta tangente destinata a Saverio Romano (circa 300 mila euro) non avvenne però nella stessa occasione in cui il tributarista incontrò Cintola, ma fu spostato di qualche giorno. In quei giorni, infatti la moglie dell’attuale ministro dell’Agricoltura si era infortunata sciando ed era stata ricoverata d’urgenza all’ospedale di Aosta con una vertebra fratturata.

A informare Lapis fu lo stesso Salvatore Cintola, nella stessa chiamata in cui i due prendevano accordi sull’appuntamento. In seguito, il 4 marzo del 2004 Lapis riuscirà a chiamare Romano invitandolo ad andare a casa sua nel pomeriggio alle cinque e mezza. Romano non se lo farà dire due volte : “se vuoi – dice il Ministro intercettato – posso venire pure prima…potrei venire alle …a questo punto anche alle.. quattro..”.

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