Segolene Royal, Martine Aubry e Francois Hollande, tre dei sei candidati alle primarie socialiste di Francia

Ci siamo: il popolo della sinistra francese deve scegliere il rivale di Nicolas Sarkozy per le presidenziali del prossimo anno. Domani è fissato il primo turno delle primarie socialiste: stavolta possono votare tutti i simpatizzanti del maggiore partito dell’opposizione, non solo gli iscritti. Per la sinistra è un passo importante. Perché l’attuale presidente resta bassissimo nei sondaggi. La sinistra stavolta può vincere davvero. A patto di scegliere il candidato giusto. Vediamo in dettaglio chi sono i sei sfidanti.

François Hollande, l’imprevedibile ascesa – E’ il superfavorito. E dire che appena un anno fa nessuno avrebbe puntato su di lui. Ha approfittato dell’uscita di scena di Dominique Strauss–Kahn per il noto scandalo. E pure lui ha fatto uno sforzo incredibile di comunicazione, perfino sul look (dimagrito e capelli tinti). Aria di uno qualunque (lontana anni luce da quella di Sarkozy), Hollande non è un personaggio nuovo. 57 anni, già brillante studente (diplomi di Sciences Po a Parigi, della scuola di business Hec e dell’Ecole nationale d’administration), fin da giovanissimo (erano i tempi di Mitterrand) si è dedicato solo alla politica. E a quella socialista. Non è mai stato ministro (e questo gli viene rinfacciato) a differenza di Martine Aubry e di Ségolène Royal. Si presenta con un discorso molto socialdemocratico, pragmatico, realistico, anche dal punto di vista economico e sociale – a parte qualche concessione populista, come la promessa di assumere 60mila docenti: ma la Francia, con un deficit pubblico altissimo, dove troverebbe i soldi? Suo padre era di estrema destra. Lui, negli anni Settanta, si iscrisse al movimento studentesco vicino al Partito comunista, pur non essendo comunista. Hollande è sempre stato di sinistra, ma moderato. E allergico alle ideologie.

Martine Aubry, la zarina rossa – Resta la possibile alternativa a Hollande. E costituisce il riferimento della sinistra socialista (versione ‘vetero’ qualcuno preciserebbe). 58 anni, è figlia di Jacques Delors, che fu ministro di Mitterrand e a lungo presidente della Commissione europea. Deve molto alla tradizione politica del padre, un certo socialismo cattolico dal pronunciato senso dello Stato (in Italia si parlerebbe di cattocomunismo, ma Martine comunista in realtà non lo è mai stata). Con il pedigree perfetto dell’alto funzionario francese e del politico di prima classe (diplomi di Sciences Po a Parigi e dell’Ena), è una donna tutta d’un pezzo, seria, preparata: troppo rigida, dicono i suoi nemici. Sindaco di Lilla dal 2001 (ma lei è parigina), è stata ministro del Lavoro e poi dell’Impiego e della Solidarietà durante gli anni ’90. E’ all’origine della legge sulle 35 ore lavorative alla settimana, assai criticata in Francia, considerata una zavorra per le imprese. Nel tempo, la Aubry si è spostata sempre più a sinistra. Ma diventando la paladina dei funzionari pubblici e degli insegnanti più che dei disoccupati e dei precari.

Ségolène Royal, la ‘dame blanche’ – Nel 2006 vinse alle primarie con il 60% dei consensi. E l’anno successivo, contro Sarkozy, ottenne il 47% dei voti. A lungo fu la favorita durante la campagna, ma a suo sfavore giocò, fra le altre cose, lo scarso appoggio dei compagni di partito. Stavolta la Royal potrebbe a malapena piazzarsi al 3° posto. Negli ultimi anni ha preso una piega ‘messianica’, con i suoi sostenitori che ai meeting gridano ripetutamente in coro ‘fraternité’. 58 anni, figlia di un militare, Ségolène fu una studentessa modello, che per di più si pagò gli studi universitari lavorando. Si è diplomata a Sciences Po a Parigi e poi all’Ena, dove incontrò Hollande. Con lui è rimasta quasi trent’anni. Hanno avuto 4 figli. La Royal è una ‘tosta’, ai limiti, però, del cattivo carattere. Sebbene le sue quotazioni siano in ribasso, la donna mantiene il suo pubblico, assai trasversale, che va da certi giovani della periferia di Parigi agli elettori moderati. Un bacino di voti utile al futuro candidato della sinistra.

Arnaud Montebourg, abbasso la mondializzazione – Nonostante il suo nome altisonante (e un accento inspiegabilmente ‘borghese’), è il figlio di un semplice impiegato dell’erario della Borgogna profonda nonché nipote, da parte di madre, di un wali algerino. Anche se si è sposato con una contessa. In ogni caso, è una delle sorprese di queste primarie. Potrebbe superare la Royal e piazzarsi al 3° posto. 49 anni, diplomato a Sciences Po a Parigi, avvocato (ha esercitato a lungo e con successo la professione), si è spostato sempre più verso un discorso di sinistra: un’evoluzione che si è accelerata nei mesi scorsi. La parola chiave della sua campagna è la ‘démondialisation’, una sorta di antiglobalizzazione (senza gli eccessi di Bové), che significa riforma totale del sistema finanziario, produzione nei luoghi di consumo, possibilità di imporre tasse alle frontiere per favorire il made in France. Secondo lui “l’Eurozona non passerà l’inverno”.

Manuel Valls, il socialista di destra – 49 anni, è figlio di Xavier, pittore catalano, che si trasferì a Parigi nel secondo dopoguerra. Non ha frequentato le ‘grands écoles’ e fa politica fin da ragazzo, dai tempi di Mitterrand. E’ definito ‘blairista’ e impersonifica l’ala destra del Ps. Parla di ‘realismo economico’ e si richiama alla socialdemocrazia tedesca e scandinava. Ha criticato a più riprese le 35 ore, il cavallo di battaglia della Aubry, che nell’estate 2009 fece pubblicare una lettera aperta al compagno di partito sul quotidiano Le Parisien, che in sostanza diceva: “Vattene dal Ps”. Valls, che è sindaco (molto popolare) di un comune ‘problematico’ della periferia di Parigi, è anche uno dei primi nelle fila socialiste ad aver affrontato le tematiche legate alla sicurezza. Al primo turno delle primarie non dovrebbe superare il 5% dei consensi, ma potrebbe giocare un ruolo importante, nel caso di vittoria alle presidenziali, in un’eventuale équipe di Hollande, con il quale si profila già da ora un’alleanza.

Jean-Michel Baylet, l’outsider – E’ l’unico non socialista della banda. Consente al Ps di non monopolizzare completamente queste primarie della sinistra. Quasi un pretesto. 65 anni, giornalista e poi imprenditore nel settore dei quotidiani locali, con un gruppo che ha la sua base a Tolosa, è presidente del Partito radicale della sinistra (Prg), una piccola formazione di centro-sinistra. Già ministro sotto Mitterrand, è il più a destra dei sei: favorevole al liberalismo economico, europeista convinto, per un ‘solidarisme’ discreto.

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