Berlusconi ci pensa, ci ripensa e arriva sempre alla stessa conclusione: per non farsi condannare ai processi di Milano deve far approvare il processo breve in qualsiasi modo. Una normativa che formalmente e con una efficace operazione di marketing (il Cavaliere in questo è un maestro) si chiama “misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”. In realtà ammazzerebbe decine di migliaia di procedimenti. Ma il premier non ha un’altra scappatoia che gli garantisca l’impunità e manda avanti anche i suoi “peones” a fare propaganda. Dopo Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto ieri Luigi Vitale della consulta giustizia del Pdl ha detto che questa legge “è una priorità per il Paese e non l’esigenza di qualcuno”. D’altronde anche in questi giorni i suoi avvocati-parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo, gli hanno spiegato che il processo breve è l’ultima spiaggia e la più sicura. Da approvare in autunno per anticipare la Consulta che il 14 dicembre potrebbe porre la parola fine anche allo scudo a tempo, il legittimo impedimento ad premier e ministri di cui ha beneficiato solo Berlusconi. Ad Aldo Brancher, che pure ha nominato ministro per proteggerlo, non gli è riuscita l’operazione e in meno di un mese, a luglio, si è ritrovato ex ministro e condannato in primo grado per ricettazione a appropriazione indebita.
Ma se il Cavaliere ha sacrificato il suo amico, non è certo disposto a rischiare condanne pur di non rendere ingiustizia a centinaia di vittime. Sa che quasi certamente lo aspetta una condanna in primo grado al processo per la corruzione del testimone David Mills, “mente” delle sue società off shore. Da altri giudici di Milano il legale è stato ritenuto colpevole di aver preso 600 mila dollari per aver detto il falso in favore di Berlusconi ai processi Fininvest-Gdf e All Iberian. Solo la prescrizione in Cassazione gli ha evitato una condanna a 4 anni e 6 mesi di carcere.
E se è stato individuato un corrotto, difficile che non venga riconosciuto e condannato il suo presunto corruttore. Dunque già solo questo processo, per il premier è un motivo validissimo per cercare una maggioranza che gli approvi l’agognata legge.
Che gli serve anche per il processo sulla compravendita dei diritti tv Mediaset dove rischia una condanna per frode fiscale. Per carità stiamo parlando solo di verdetti in primo grado, perché più in là i processi non potrebbero andare. La prescrizione arriverà comunque per un’altra legge vergogna, la ex Cirielli. Ma Berlusconi vuole chiudere la partita senza sentenze e dunque, ora che i finiani lo hanno tradito a chi rivolgersi per avere il voto definitivo alla Camera dell’ennesima legge ad personam? Il premier ha pensato a una manovra di avvicinamento con l’Udc, un partito dove gli inquisiti abbondano. D’altronde è stato proprio il neo vice presidente del Csm, Michele Vietti, l’inverno scorso, da vice capogruppo centrista alla Camera, a lanciare “il ponte tibetano”, lo scudo di 18 mesi per Berlusconi in attesa di un lodo Alfano costituzionale.
Poi il partito di Casini si è astenuto sul legittimo impedimento ad hoc ma solo perché la maggioranza lo ha esteso anche ai ministri. Adesso il cavaliere spera di poter convincere i centristi della bontà del processo breve promettendo di rinforzare la macchina della giustizia per attuarlo. Ma il 16 aprile sul Foglio lo stesso Vietti ha scritto che il processo breve “è condivisibile a due condizioni: che riguardi i procedimenti futuri… e che sia accompagnato dalle risorse necessarie a portare a termine, entro la durata prevista, il carico ordinario di procedimenti pendenti nei singoli uffici giudiziari…”.
Se resta questa la posizione dell’Udc, a Berlusconi gli va male. Il ddl, approvato in Senato a gennaio lo salva solo se viene votata anche la strategica norma transitoria. Stabilisce l’applicazione della legge ai processi in corso, di primo grado, per reati indultabili, cioè commessi fino a maggio 2006, e con pena inferiore ai 10 anni. In questi casi i processi muoiono se la sentenza non arriva a tre anni dalla richiesta di rinvio a giudizio. Come i dibattimenti Mediaset e Mills. Le richieste sono rispettivamente del 22 aprile 2005 e del 10 marzo 2006. Quindi se il ddl sarà approvato, Berlusconi può cantare il requiem per i suoi processi. E i cittadini onesti per la giustizia.

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