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L’ultimatum del Cavaliere: “Sui 5 punti non si tratta, altrimenti andiamo a votare”

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Tira dritto il Cavaliere. O almeno ci prova. Lui di giochetti di palazzo non ne vuole sapere e dunque: o i cinque punti  vengono approvati oppure sarà rottura definitiva. Tradotto: voto anticipato. Il premier, che si sente sempre più messo alle strette dai finiani, ha così rilanciato. E lo ha fatto in un messaggio ai promotori della Libertà. “Qualora la coesione della maggioranza venisse meno anche su uno solo dei 5 punti contenuti nel documento varato l’altroieri dal vertice del Pdl, che sono parte integrante del programma di governo, non accetteremmo mai di farci logorare in un tirare a campare in discussioni continuative che erano tipiche di molti governi della prima repubblica e l’alternativa sarebbero le elezioni anticipate”. Quindi prosegue:  “Così come rifiuteremmo anche – aggiunge – la prospettiva di dover negoziare al ribasso, direi, quell’azione riformatrice su cui noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo essere assolutamente coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un mercato politico che per noi e’ avvilente ed hanno l’obiettivo fin troppo scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare”.

I finiani si diceva. La cosaa non va giù al premier e lo ha ribadito ancora oggi. La creazione, da parte dei cosiddetti parlamentari finiani, di un gruppo autonomo in Parlamento è “una iniziativa paradossale se si considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Popolo della libertà con la scritta Berlusconi presidente’’.

Nessun gioco di palazzo, dunque. Niente compravendite di parlamentari o altro. “Sarebbe – ha detto il Cavaliere – un atto fortemente antidemocratico, addirittura offensivo della sovranità popolare, partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di sovvertire il risultato elettorale e portare al governo chi le elezioni invece le ha perse, e questo credo che è qualcosa che non si può da parte nostra assolutamente accettare”.

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